piji siciliani

Intervista a Piji Siciliani, Roma a ritmo di swing

Piji Siciliani, cantautore romano, che mescola abilmente ritmi jazz e swing degli anni ’30 con l’elettronica moderna, ma non solo. Nelle sue canzoni ci spiega cos’è l’electroswing, ma anche il jazz manouche, di come si possa vivere con un “Cervello in fuga“, di quanto bisognerebbe recuperare una certa lentezza e ci racconta di una Roma semi-deserta durante una pioggia d’estate.

“I superstiti di Roma parleranno di te negli ascensori, nelle code delle poste, aspettando il treno buono alle stazioni.” Iniziamo proprio da qui, Roma deserta. Se fossi un “superstite di Roma”, quale luogo che non hai mai visto andresti visitare e perché?

Domanda difficilissima, perché Roma è piena di posti nascosti che non immagini di conoscere che poi scopri una volta per tutte e ne resti affascinato.

Mi viene in mente un posto che ho scoperto solo l’anno scorso e ho trovato meraviglioso. È il luogo in cui ho girato la scena del film di Michela Andreozzi “Nove Lune e mezza”, in Piazza delle Vaschette, a Borgo Pio. È un posto meraviglioso, molto nascosto, bellissimo e che non avevo mai visto, nonostante io abbia vissuto tantissimo tra Borgo Pio e Prati. Ho trascorso mille serate da quelle parti, eppure, non ero mai passato da quella via. Lei e i suoi collaboratori sono stati così bravi a individuarlo e a capire che sarebbe stato adatto a girare proprio quella scena: la fontana rende quel luogo magico, in particolare di notte.

Roma è piena di luoghi del genere e devo dire, che questi sono quelli da scoprire anche tutto l’anno. I luoghi per l’agosto vuoto, in realtà sono quelli “pop”, cioè quelli che durante l’anno sono particolarmente affollati. Andare al Colosseo o a Fontana di Trevi ad esempio, nei giorni di Roma vuota d’agosto è meraviglioso.

C’è un luogo di Roma a cui sei più legato? 

Sono tantissimi. Me ne vengono in mente due: uno legato alla vita professionale e l’altro a quella privata. Quello privato si trova tra via di Proba Petronia e via Appiano, alla Balduina. Una piazzetta minuscola con tre pini e una panchina, dove quando ero molto piccolo andavo a riflettere, ma anche a disperarmi o gioire.

Un altro posto che io adoro, invece legato alla mia vita professionale è la Casa del Jazz (Villa Osio ndr). A questo posto non sono legato soltanto perché negli ultimi due anni è stato teatro di bellissimi concerti che resteranno tra i miei ricordi più belli, ma anche perché è un posto importante politicamente. È una villa confiscata alle mafie, che ha ritrovato una nuova vita, artistica e culturale così bella e così importante per la città e per lo spettacolo italiano.

Hai un aneddoto legato ad un luogo di Roma che vuoi raccontarci?

Ho un ricordo pazzesco di tanti luoghi di Roma. Mi vengono subito in mente  due ricordi: uno legato a Piazza del Popolo, l’altro a via della Vite.

Nel 2011 venne a girare a Roma Woody Allen, che è il mio regista preferito. Da un’amica seppi quali sarebbero stati i suoi spostamenti per girare nelle varie location e come un vero fan sfegatato, non appena avevo qualche minuto libero dal lavoro, mi recavo sul set di Woody Allen a vederlo girare nei posti più belli di Roma.

Questa parabola si è conclusa come in un film, in questo caso più di Walt Disney che di Woody Allen, perché mi è capitato di fare la comparsa, in un paio di scene del suo film “To Rome with love”. In una di queste, proprio in via della Vite inseguo con un cellulare come fossi un reporter o un fan, Roberto Beningni improvvisamente diventato famosissimo senza motivo, nel momento in cui la sua fama finisce per lasciare posto ad un nuovo personaggio, Vinicio Marchioni. In questa scena ero stato chiamato come figurante.

Una volta invece, sono finito proprio da fan in una inquadratura a Piazza del Popolo. Ero andato lì per sbirciarlo che girava e sono casualmente finito in un campo lungo, lontano dal fuoco della macchina da presa, ma ogni volta che rivedo il film, mi ci ritrovo e sorrido a quella scena. Questi sono due begli aneddoti legati alla città!

Odi et amo, scriveva Catullo. Quali sono secondo te, la cosa più bella e quella più brutta di Roma?

La cosa più bella di Roma è il fatto di essere una metropoli, nel vero senso della parola. Con tutti i vantaggi di una metropoli: cosmopolita, integrata in gran parte, multicolor e forse, più in passato che adesso, una città culturalmente molto viva e piena di possibilità. Quando mi confronto con miei colleghi di molte altre città, mi ritrovo sempre a rendermi conto che a Roma ci sono tantissimi locali dove si suona musica live, tantissimi teatri, cinema, palazzetti dello sport. Insomma tanti luoghi per ogni genere musicale, ogni genere di spettacolo che molti nostri colleghi di altre città non hanno. È un grande vantaggio. Queste sono le cose che amo di questa città.

La parte di Roma che invece, mi piace molto meno è la Roma “coatta”, quella che si vanta della propria ignoranza. La Roma che cerca di non fare, con pigrizia e indolenza e una certa rassegnazione al brutto, insomma, quella che cerca di non migliorarsi. Allora non si tratta più una metropoli, non è più Europa e non è più quello di cui si diceva prima.

Hai scritto un pezzo dal titolo “Lentopede”, in cui racconti che essere lenti è un privilegio. Se Roma fosse una tua canzone, sarebbe un vecchio slow o un vivace electroswing?

Sicuramente un vecchio slow. Lì torno a essere come Woody Allen, quando vede Parigi e la immagina sempre negli anni ’20. Per me vedere Roma oggi, vuol dire quasi sempre, guardarla in un altro modo. L’electroswing è per me, un moto propulsivo in avanti.

Roma è la Roma di ieri, sempre. La Roma di Fellini, di Pasolini, ma anche di Verdone o di Sordi. È la Roma antica, quella che vediamo in tutti i nostri monumenti, in tutti i nostri teatri. Siamo appena usciti dal teatro Sala Umberto (Piji e la sua band saranno in teatro fino al 14 ottobre con lo spettacolo “Non si uccidono così anche i cavalli?”, con la regia di Giancarlo Fares e musiche originali di Piji Siciliani ndr) che ha nel corridoio di ingresso tutti i personaggi che ne hanno calcato la scena. Ogni volta che entro, mi emoziono perché penso al fatto che Roma sia stata anche tutto quest: il territorio dello spettacolo e della cultura italiana più importante, quindi è decisamente un vecchio slow.

Tempo di classifiche: quali sono i tuoi tre luoghi di Roma preferiti?

Il primo è di certo, la Fontana delle Tartarughe. Lavoravo lì vicino, fino a qualche anno fa a Radio Città Futura e ci passavo quasi ogni giorno. Era un luogo che per me voleva dire ogni volta essere contento della mia città.

Poi, mi piace il Muro Torto, tantissimo. È la strada che amo di più attraversare con la macchina perché è un mix perfetto, per quanto mi riguarda, tra artificiale e naturale. Trovo geniale il fatto che passi esattamente all’interno di Villa Borghese. È una strada completamente metropolitana, piena di smog, piena di macchine, dove non si passeggia neanche, però se guardi a destra e a sinistra c’è Villa Borghese. La cascata di foglie lungo il Muro Torto mescolata al traffico cittadino, un mix perfetto. Devo ammettere che io non amo moltissimo la natura, sono più un tipo da semaforo. Preferisco il semaforo all’albero, concettualmente e esteticamente, però quando la natura riesce a mischiarsi con l’artificio così bene mi diverte moltissimo. Per cui tutta la Roma verde dentro la città di smog per me è il massimo. Una cosa molto simile la ritroviamo anche in Viale Mazzini. Una strada trafficatissima, sede della Rai, con le sue antenne e via dicendo, ma in mezzo ci sono quelle gigantesche aiuole che danno un tocco di natura.

L’ultimo dei miei luoghi preferiti è Ponte degli Angeli. Se sei sul Lungotevere e ci butti un occhio prendendo la prospettiva esattamente perpendicolare al Lungotevere è un’immagine quasi perfetta, sembra finta. E poi perché il Tevere e i suoi ponti in generale, sono un grande spettacolo quotidiano in città. E infine, perché Castel S.Angelo è uno dei primi monumenti che ho amato di Roma, forse il primo in assoluto, prima anche del Colosseo quando ero piccolo. Un altro motivo per cui ho scelto Ponte degli Angeli è anche per poter omaggiare il quartiere Prati che io amo molto e dov’è situato Castel Sant’Angelo.

Per tutte le info sullo spettacolo Non si uccidono così anche i cavalli? al teatro Sala Umberto dal 25 settembre al 14 ottobre 2018 clicca qui

Share on facebook
Share on twitter
Share on email
Share on whatsapp