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Testaccio

Da Monte dei Cocci a quartiere industriale, il quartiere Testaccio vive oggi una nuova rinascita come polo didattico e culturale

Il quartiere Testaccio si colloca in un’area privilegiata a ridosso del centro storico di Roma ed è uno dei pochi rioni che nonostante le trasformazioni urbane ha saputo conservare il suo carattere autentico e popolare

Testaccio, ventesimo rione di Roma, prende il nome dall’antico Mons Testaceus e si posiziona nei pressi del Tevere lungo la sua sponda sinistra, compreso tra Via Marmorata e le Mura Aureliane. Il quartiere ha una forma piuttosto regolare e quadrangolare e si caratterizzò dal II secolo a.C. in poi come uno dei centri economici e di scambio principali della capitale.

La collina delle anfore

Il monte che domina quest’area è di origine artificiale: i circa 30 metri di altezza per un’estensione di 20000 m² sono il frutto di secoli di scarichi di anfore, impiegate nel trasporto di merci come olio e vino e che a Roma affluivano da tutte le province per il mantenimento della popolazione urbana. La collina è di forma pressoché rettangolare e in origine doveva essere percorsa da una rampa, grazie alla quale i carri scaricavano i contenitori ceramici. Nonostante l’importanza di questo contesto, poco sappiamo delle sue varie fasi di scarico a causa della mancanza di scavi archeologici sistematici e mirati.

Si conoscono infatti solo i materiali più superficiali che ci offrono un quadro della produzione olearia tra il 140 d.C. e il III secolo: le anfore analizzate presentano bolli di fabbrica di origine spagnola e spesso sul corpo di queste sono presenti anche i nomi degli esportatori, i controlli di partenza e arrivo, oltre alla data consolare (data basata sui consoli in carica nei diversi anni), tracciati a pennello o a calamo. Questa collina insomma racchiude in se la storia economica e del commercio della Roma antica tra il II secolo a.C. e il tardo impero.

Testaccio: cuore dell’economia cittadina

La collina però si inserisce all’interno di una cornice anche più variegata. Il quartiere, a partire dall’espansione romana del II secolo a.C., subì per l’appunto uno sviluppo urbanistico di notevoli proporzioni con l’edificazione del nuovo porto fluviale, i grandi magazzini per lo stoccaggio delle merci (Horrea Galbana, Lolliana, Seiana e Fabaria), nonché il mercato del pane (Forum Pistorium).

Quest’area commerciale svolse un’attività fondamentale nella vita economica di Roma affiancandosi ad altre aree commerciali particolarmente importanti come quella del Foro Boario e Olitorio. Non bisogna dimenticare inoltre che qui venivano sbarcati i grandi carichi di marmo necessari al fabbisogno edilizio e della produzione artistica romana, dei quali rimane il nome nella Via Marmorata e di cui si sono rinvenute nel tempo grandi quantità di blocchi.

Il quartiere moderno: la riorganizzazione del XIX secolo

Dopo la caduta dell’Impero quest’area rimase per molti secoli piuttosto povera e frequentata prevalentemente da pastori e contadini, se si esclude il Palio che qui si teneva tra XIII e XIV secolo da cui Mons de Palio.

Dal XIX secolo la zona venne poi destinata ad attività pesanti e industriali, si pensi ad esempio al celebre Mattatoio, e lo spazio compreso tra il Monte Testaccio e le Mura Aureliane divenne un’area ricreativa e pubblica in cui i romani si ritrovavano per festività come le così dette “Ottobrate”, tradizionali gite della domenica svolte nel mese di Ottobre appunto.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale gli impianti industriali e produttivi vennero chiusi, ma alcuni di essi sono stati oggetto di opere di riqualificazione architettonica e urbana: tra tutti spicca l’ex Mattatoio che oggi, oltre a ospitare la sede di Architettura dell’Università Rome Tre, rappresenta anche uno dei fulcri dell’arte e delle performance contemporanee; mentre tra le nuove costruzioni che hanno donato pregio al quartiere annoveriamo il Mercato Testaccio che dal 2011 ha preso il posto dell’antico mercato rionale offrendo le migliori produzioni locali ad alta qualità.

Per info e contatti: sito della Sovrintendenza di Roma – Monte Testaccio

Articolo di Andrea Simeoni

Fontana delle Anfore

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