Foro Romano

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L’area forense fu in origine paludosa e caratterizzata dalla presenza di una serie di corsi d’acqua che si riversavano nel Tevere a sudovest, come ad esempio il Velabro. L’area monumentale del Foro Romano, assieme al Colosseo e al Palatino, corrisponde ad uno dei maggiori parchi archeologici del mondo e rappresenta il cuore della vita di Roma antica.

Sviluppo storico del Foro Romano

La frequentazione del Foro Romano ha origine già in epoca protostorica, quando venne impiegata come necropoli: a questa fase risalgono le tombe ad incinerazione trovate in corrispondenza del tempio di Antonino e Faustina. La motivazione di questo impiego è riconducibile alla insalubrità dell’area, con la conseguente colonizzazione, a fini insediativi, dei due colli limitrofi del Palatino e Campidoglio. Il foro venne poi inglobato nell’area dell’insediamento proto-urbano, quando si trasferì la necropoli sui colli Esquilino e Quirinale sul finire del IX secolo a.C.

La grande bonifica della zona risale all’età regia, periodo in cui, sotto il re etrusco Tarquinio Prisco, si realizzò la Cloaca Maxima, il più grande sistema fognario della città. Nello stesso periodo si determinò la suddivisione del complesso in due parti: il Comitium, destinato all’attività politica e giudiziaria, e il foro vero e proprio, con funzioni di mercato.

Durante il periodo repubblicano si ebbero degli sviluppi enormi dell’intera area forense. Nel V e IV secoli a.C. si cominciò con la costruzione di due edifici sacri come il tempio di Saturno e quello di Castore e Polluce e con una serie di ristrutturazione a seguito del saccheggio di Roma, effettuato dai Galli intorno al 390 a.C. Il più consistente accrescimento edilizio si verificò però a seguito dell’espansione romana dopo la seconda guerra punica, che portò alla costruzione di ben quattro basiliche, adibite alle attività giuridiche: la Porcia, la Fulvia-Aemilia, la Sempronia e l’Opimia. La costruzione di tali edifici amministrativi si deve alla volontà di decongestionare il Comitium, divenuto ormai troppo piccolo per le esigenze dell’Urbe.

In epoca sillana (I sec. a.C.) si realizzò una ristrutturazione e regolarizzazione dell’area forense con la costruzione del fondale monumentale costituito dal Tabularium, forse destinato ad ospitare gli archivi di Stato. Nello stesso secolo, sul finire del periodo Repubblicano, Cesare avviò una serie di interventi di notevole peso: il Comitium scomparve, sostituito in parte dal Forum Iulium; la Curia Hostilia venne ricostruita in una nuova posizione (Curia Iulia), divenendo la nuova sede del senato; si ristrutturarono inoltre i lati lunghi con la nuova Basilica Iulia e la ricostruzione della Basilica Fulvia-Aemilia.
In età giulia, durante la prima fase imperiale, gli interventi furono più cauti e prudenti, anche se la piazza andò ad assumere sempre più un carattere di esaltazione dinastica, perdendo la vera e propria funzione politica.

È dal III secolo d.C. che tornarono a farsi prepotenti le attività edilizie nel Foro Romano: si impongono nel panorama della piazza l’arco e la statua equestre di Settimio Severo, nonché le sette colonne onorarie del lato meridionale, che celebravano il decennale della Tetrarchia, la divisione dell’Impero in quattro porzioni, dominate da due Augusti (titolo riservato agli imperatori) e da due Cesari (titolo riservato ai successori degli Augusti) e per finire la monumentale Basilica di Massenzio posta a nordest del Foro.

Le ultime trasformazioni, riguardanti la vita del Foro Romano, videro la conversione di numerosi edifici pagani in cristiani e la costruzione di nuove chiese. Spiccano tra questi nuovi edifici di culto la chiesa dei Santi Cosma e Damiano, quella di S. Adriano (Curia Iulia) e quella di Santa Maria Antiqua.

Per info, contatti e orari: Foro Romano.

Articolo di Andrea Simeoni

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