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Arco di Settimio Severo

L’arco di Settimio Severo, eretto sul limite occidentale del Foro Romano, ricorda le vittoriose campagne militari dell’imperatore contro i parti, il cui popolo fu uno dei più acerrimi nemici di Roma per molti secoli.

L’arco insieme a quello di Tiberio, il portico di Gaio e Lucio Cesare costituiva uno dei quattro accessi monumentali alla piazza forense non percorribile da carri: al di sotto dei fornici (aperture) i gradini impedivano il passaggio dei carri.

Il monumento dell’arco di Settimio Severo e le sue sculture

L’arco a tre fornici, modello simile a quello di Costantino nella vicina valle del Colosseo, è alto 20,8 metri, largo 23,2 e profondo 11,2. La struttura venne realizzata nel 203 d.C., data ricavabile dall’iscrizione grazie ai titoli attribuiti all’Imperatore Settimio Severo, ed è rivestito interamente in marmo con un nucleo in travertino e mattoni.
Straordinario per varietà tematica e stilistica risulta l’apparato decorativo. Le sculture accessorie richiamano per i temi, ma soprattutto per lo stile, il gusto e le forme del classicismo: ricerca del naturalismo e dell’equilibrio formale e compositivo sono presenti nelle raffigurazioni di Marte, delle Vittorie con trofei, nelle personificazioni delle quattro stagioni e delle divinità fluviali, nonché nei soldati romani con prigionieri parti.

I rilievi storici, realizzati nei 4 grandi pannelli disposti sopra i fornici minori, costituiscono l’elemento più innovativo e originale dell’intero pacchetto scultoreo. Lo stile e il tema della narrazione storica hanno come modelli le pitture trionfali e i rilievi delle colonne coclidi (colonne che hanno all’interno una scala a chiocciola o che sono decorate con un rilievo che si avvolge a spirale attorno al fusto) di Traiano e Marco Aurelio e si ispirano in particolare a quest’ultima. La narrazione dei 4 pannelli si sviluppa su due o tre fasce sovrapposte per ognuno, mostrando scene relative alle campagne militari in Oriente contro i Parti: battaglie campali, assedi di città come Ctesifonte e Seleucia, discorsi solenni dell’imperatore, sottomissione di città e popoli.

Il tutto è realizzato in uno stile che si distacca fortemente dalla tradizione classica, caricandosi di simbolismo e pathos. Si accentua la frontalità delle figure principali, come l’imperatore, spesso isolate dalla massa e dallo sfondo, portandole di conseguenza in primo piano. Viene quindi a mancare la ricerca del naturalismo tipico della scultura classica e si forzano al contrario la gestualità e l’emozionalità con la volontà di ottenere una resa espressionista potente ed immediata.
Questi mutamenti artistici sono lo specchio di una società, che era in forte fermento e notevolmente irrequieta, figlia dei grandi cambiamenti e della profonda crisi del III secolo, che coinvolsero tutti i settori del mondo romano e che aprirono le porte, anche attraverso la sanguinosa fase dell’Anarchia militare, ad un periodo nuovo e assai diverso noto come Tardoantichità.

Articolo di Andrea Simeoni

arco settimio severo foro romano

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Via dell'Arco di Settimio, 00186 Roma RM, Italy http://www.turismoroma.it/cosa-fare/area-archeologica-foro-romanopalatino

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