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Esquilino

Il colle dell’Esquilino, uno dei sette famosi colli di Roma, si posiziona ad est del Palatino, al quale era connesso, fino ai lavori fascisti del ‘900, grazie alla sella della Velia completamente asportata per fare spazio alla realizzazione di Via dei Fori Imperiali.

Il nome del colle è da tempo oggetto di dibattito, anche se appare verosimile che esso derivasse dal termine Aexquiliae, indicando la porzione della città posta al di fuori delle mura e quindi dell’abitato: non a caso, nell’età del Ferro, in quest’area sorse la grande necropoli, relativa al nuovo centro proto-urbano, posizionandosi quindi al di fuori dell’area frequentata dai vivi.

Geomorfologia e storia delle frequentazioni dell’Esquilino

Il colle è il più esteso ed alto di quelli di Roma e si componeva di tre principali alture: il Cispio, l’Oppio e il Fagutale. Fu frequentato già in epoca antichissima, visto che ospitò la necropoli dell’abitato dell’Età del Ferro, a seguito dell’occupazione dell’area del Foro Romano a fini abitativi. Già Servio Tullio in età monarchica incluse però questo quartiere, probabilmente il più popoloso dopo il Trastevere, nella città vera e propria: una parte dell’area, quella nordoccidentale, era inoltre occupato dalla Suburra, il quartiere sovrappopolato e occupato prevalentemente dalle fasce povere della società.

Questa porzione della città antica era occupata da rari monumenti pubblici e per la maggioranza collegati a funzioni utilitarie: si cita ad esempio il Macellum Liviae – il grande mercato alimentare – o le due Terme di Tito e di Traiano. Anche gli edifici sacri risultano non particolarmente numerosi, ma in compenso piuttosto antichi: si citano ad esempio quelli di Diana, della Fortuna Virgo e di Tellus, nel quale era conservata una grande carta dipinta dell’Italia. Fra le altre strutture cultuali erano presenti anche alcuni santuari dedicati a divinità orientali, come quello di Iside e Serapide. Al di fuori delle mura, nell’area orientale, erano collocati, al contrario di quello occidentale, acquedotti e strade ma soprattutto la grande necropoli: a quest’ultima si collegavano il tempio di Libitina, divinità tutelare di tutte le funzioni legate alla morte, e la sede dei libitinarii, sostanzialmente gli impiegati delle pompe funebri.

In età imperiale avvenne un risanamento dell’area funeraria, ad opera di Mecenate, consigliere del primo imperatore Augusto, con la realizzazione di numerosi parchi e ville, che si estesero fino al Pincio prendendo il nome di Colle dei Giardini. In questa corona di ville vi abitarono, fra i più illustri, Virgilio e Orazio. Non bisogna dimenticare peraltro che la porzione sudovest del colle all’epoca del Principato di Nerone, venne occupata dalla splendida villa imperiale della Domus Aurea, di cui si conservano ancora dei resti. Nel resto dell’epoca imperiale l’area continuò ad essere occupata da ville e orti, sulla falsa riga della riorganizzazione effettuata da Mecenate.

Con la diffusione del Cristianesimo l’Esquilino venne popolato da numerose chiese, tra le quali anche esempi particolarmente antichi, come quella dedicata agli apostoli Pietro e Paolo, realizzata addirittura già nel IV secolo d.C. e che subì numerosi restauri, a partire dal periodo tardo imperiale fino all’età barocca.

L’edificio di culto più importante dell’intero quartiere è costituito però dalla meravigliosa basilica di S. Maria Maggiore, che costituiva insieme alla Basilica di S. Giovanni in Laterano l’asse fondamentale della Cristianità a Roma (le due chiese sono collegata dall’attuale via Merulana, trovandosi ai due capi di questa strada). Anche questa chiesa è piuttosto antica (IV secolo d.C.) e subì ripetuti e continui rifacimenti e abbellimenti, fino all’epoca barocca. Nello stesso periodo si disposero, in particolare attorno alla chiesa stessa, alcuni conventi e ordini.

Durante il ‘600 si insediarono nuovamente, diverse ville aristocratiche come ad esempio la Villa Palombara, proprietà di Massimiliano Palombara, marchese di Pietraforte, e sede della famosa Porta Alchemica, o la più antica e ricca villa Montalto, vasta tenuta di papa Sisto V.

La speculazione edilizia ottocentesca portò ad una violenta modificazione del quartiere. Nel 1874 l’Esquilino andò a costituire l’omonimo Rione, nella nuova suddivisione amministrativa della città, e proprio in quegli anni, a partire dal 1870, il quartiere venne trasformato, grazie alla compiacente avidità di denaro degli aristocratici proprietari delle ville dell’area, in un grigio succedersi di edifici tipici della nuova borghesia impiegatizia, secondo la nuova concezione di origine piemontese. In quest’ottica nacque infatti Piazza Vittorio Emanuele circondata da palazzi con ampi portici su una superficie di circa 10000 m2.

Articolo di Andrea Simeoni

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