Archeologia Architettura Roma Antica: Impero

Domus Aurea

Il cantiere della Domus Aurea, recentemente riaperto, offre una visita emozionante all’interno della residenza imperiale che apparteneva a Nerone.

Il percorso turistico è valorizzato dai nuovi interventi multimediali, che rendono più chiara e motivante l’esperienza per il visitatore, potendo usufruire di realtà immersiva e di videoracconto. L’effetto finale di queste proiezioni virtuali, come quella della Sala della volta dorata, è quello di un vero e proprio viaggio nel tempo in grado di sensibilizzare ed emozionare ancora di più chiunque vi sia coinvolto.

La Domus Aurea: storia, articolazione e conservazione

La monumentale villa di Nerone si estendeva per circa 80 ettari, coprendo un’area compresa tra i colli Palatino, Velia, Esquilino e Celio. Essa venne edificata per volere dell’imperatore, a seguito dell’incendio di Roma del 64 d.C., che aveva provocato la distruzione della Domus Transitoria, voluta sempre dallo stesso imperatore e costruita tra il 54 e il 64 d.C. per collegare Palatino ed Esquilino. Del complesso rimane poco rispetto all’originale, a causa delle profonde modificazioni urbanistiche seguite alla morte di Nerone, per opera della politica attuata dai Flavi, che spinsero per la riappropriazione, da parte della comunità, degli spazi urbani occupati dall’ultimo degli imperatori Giulio-Claudi.

La villa urbana è concepita non come i suoi precedenti, ma come un complesso suburbano, caratterizzata da un fasto dell’apparato decorativo e da una grandiosità senza precedenti. Il complesso si articolava in una serie di corpi distinti, immersi in boschi e giardini: uno dei più noti è il Padiglione dell’Oppio, poi inglobato nelle Terme di Traiano. Uno dei principali caratteri innovativi di questa residenza risiede nella ricerca architettonica di una nuova spazialità, di un illusionismo e di una grandezza scenografica, che corrispondono perfettamente al gusto “barocco” neroniano.

Nella porzione ovest dove ora sorge il Colosseo, si trovavano lo stagno artificiale associato alla gigantesca statua del Sole nota come Colosso (ispirato al celebre Colosso di Rodi). All’estremità meridionale si collocava il tempio del Divo Claudio, trasformato in Ninfeo dall’imperatore. A nord, nella porzione del colle Oppio, venne edificata invece il corpo di fabbrica di cui sopravvive solo un settore limitato, salvatosi perché inglobato nelle Terme di Traiano.

Le pitture del padiglione dell’Oppio

L’apparato decorativo della villa appare ricchissimo e costituito da stucchi, pitture e rivestimenti marmorei. Il rapporto fra pitture e rivestimenti marmorei dipende dalla diversa destinazione delle sale: negli ambienti di rappresentanza la pittura appare impiegata prevalentemente nei soffitti, mentre le lastre marmoree sono invece delegate alle pavimentazioni e alle pareti. Per quanto riguarda la pittura si assiste alla definitiva affermazione del IV stile, già attestato dall’inizio dell’età Claudia e che si caratterizza per i disegni di esili e complessi elementi architettonici, aperti su sfondi prospettici illusori.

La sala della volta delle civette è una delle più prestigiose del padiglione dell’Oppio ed aveva probabilmente la funzione di Triclinio (stanza adibita ai banchetti). Le pitture di questo ambiente si organizzano attorno ad un quadro centrale, ispirandosi a modelli ellenistici: fregi disposti intorno alla porzione centrale arricchiti da motivi fitomorfi (elementi vegetali), maschere, animali fantastici e reali, drappi e arazzi appesi, candelabri vegetali solo per citarne alcuni. La fascia esterna è decorata dalle civette, che danno il nome alla sala, alternate a raffigurazioni di Atena.

Nella stessa porzione occidentale del complesso trova posto anche la sala della volta nera, con pitture divise in due registri: in basso pareti chiuse, con riquadri monocromatici neri e recanti al centro dei pinakes (quadri) miniaturistici; in alto al contrario elementi architettonici, in cui domina l’illusionismo prospettico e l’esilità.

Nella parte centrale trova posto la celebre sala dalla volta dorata, dei cui dipinti rimangono solo i disegni rinascimentali, ma che sono osservabili ora sulle murature conservate, grazie alle ricostruzioni virtuali.

La parte orientale invece è quella in cui venne realizzata la famosa sala ottagona, il cui soffitto veniva fatto ruotare costantemente con una serie di meccanismi simili ad una macina e mossi da schiavi. Ai lati di questa sala si collocavano le stanze di “Achille a Sciro” e di “Ettore e Andromaca”, che prendono il nome dai soggetti rappresentati nei dipinti: lo stile si oppone chiaramente a quello della porzione occidentale, tanto da far pensare a due officine differenti. In questo caso predomina l’impiego dello stucco colorato, che funge da ossatura architettonica, delimitante i pannelli dipinti con episodi mitologici e quadretti di ambito dionisiaco.

Per info, contatti e orari: Domus Aurea.

Articolo di Andrea Simeoni

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