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Tempio di Vesta e Atrium Vestae

Il tempio di Vesta, dedicato alla Dea del focolare domestico, si trova nella porzione orientale del Foro Romano, di fronte alla Regia sul lato meridionale della Via Sacra.

L’edificio sacro costituiva un complesso unitario dalla grande importanza simbolica e religiosa, insieme all’Atrium Vestae (la casa delle Vestali), alla Regia stessa e alle case del Ponteficie Massimo e del Rex Sacrorum.

Le vestali, il tempio di Vesta e l’Atrium

Il tempio di Vesta ebbe un ruolo fondamentale nell’ambito dei culti di età monarchica e repubblicana. Si contrapponeva e associava simbolicamente alla Regia: se in quest’ultima veniva custodito il focolare domestico del re, nel tempio le Vestali si occupavano di curare il Fuoco Sacro, quello dello Stato.

Le sacerdotesse erano inizialmente scelte tra le figlie e la moglie del Re, mentre in età Repubblicana venne istituito un vero e proprio gruppo di sacerdotesse specializzate e vergini, selezionate tra le famiglie patrizie: queste erano in totale sei ed incaricate di custodire la fiamma sacra e di eseguire altri riti per un totale di 30 anni di sacerdozio. In caso di spegnimento del fuoco o di violazione della castità le sacerdotesse erano condannate a morte, non per mano umana, ma tramite tumulazione all’interno di una cella nei pressi della Porta Collina delle mura serviane (il celebre Campus Sceleratus) e lì dimenticata. Se la pena era severissima, al contrario enormi erano i privilegi: libertà dalla potestà del padre, mezzi finanziari e privilegi notevoli, come ad esempio posti riservati nell’ambito di spettacoli pubblici.

L’Atrium Vestae in origine doveva essere di dimensioni ridotte e con diverso orientamento rispetto alla sua attuale conformazione. In origine si articolava in un cortile annesso al tempio con sei stanze, come il numero delle sacerdotesse. La casa delle vestali e il tempio insieme erano racchiusi da un recinto, che li univa in un unico complesso. Il tempio invece avrebbe sempre mantenuto la sua attuale conformazione circolare, modificando solo il suo aspetto esteriore grazie ai rifacimenti datati al periodo di Settimio Severo per volere della moglie Giulia Domna, a seguito dell’incendio del 191 d.C. L’edificio era caratterizzato da un tetto conico aperto nella porzione centrale, per garantire la fuoriuscita dei fumi. Il podio era in opera cementizia, il tempio aveva un diametro di 15 metri ed era rivestito di lastre di marmo, alle quali si addossavano le colonne corinzie della peristasi.

L’attuale articolazione dell’intero complesso appare però frutto di numerosi interventi edilizi, succedutisi fino al regno di Teodosio. All’epoca di Augusto le antiche dimore del rex sacrorum e del pontefice massimo vennero donate alle Vestali, inglobandole nell’Atrium Vestae. Successivamente l’incendio neroniano del 64 d.C. comportò la distruzione del contesto, che venne riedificato modificandone le dimensioni e soprattutto l’orientamento, che corrisponde all’attuale, allineato con il resto del Foro Romano. Restauri successivi e ampliamenti si devono a Traiano e Settimio Severo. L’abbandono della casa avvenne nel 394 d.C. a seguito del decreto di Teodosio, che dichiarava il Cristianesimo religione di Stato e dopo il quale parte della struttura venne occupata da funzionari imperiali prima e della corte papale poi.

La struttura del santuario per come ci appare oggi corrisponde quindi ad una fase particolarmente tarda, caratterizzata da un cortile porticato a due piani. La casa si trovava ad est del tempio e presentava un’edicola in mattoni, databile all’età adrianea, all’ingresso in cui forse era collocata una statua di Vesta. La parte centrale dell’edificio era occupata da tre bacini rettangolari, di cui quello centrale è stato obliterato da una costruzione ottagonale in mattoni di età costantiniana, pertinente probabilmente ad opere di giardinaggio. Nel portico erano alloggiate numerose statue su basi, che ritraevano ognuna una Virgo Vestalis Maxima (le vestali massime): di queste statue alcune sono state riposizionate sulle basi, in maniera però casuale, mentre altre sono conservate presso il Museo Nazionale Romano e presso l’Antiquarium del Foro.

Sul lato est si apriva un grande ambiente, in origine voltato, denominato erroneamente tablinio e affiancato su due lati da tre stanze l’una, verosimilmente assegnate alle vestali. Il lato sud appare il meglio conservato con numerosi ambienti, in cui sono stati identificati un forno, un mulino ed una cucina. Appena a sud del tempio, opposto al tablinio, trovava posto un grande ambiente rettangolare identificato come triclinio. Il lato settentrionale infine appare fortemente deteriorato e in pessimo stato di conservazione, non rendendo possibile un preciso riconoscimento.

Articolo di Andrea Simeoni

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