Tempio di Ercole Olivario (o Ercole Vincitore)

Architettura Roma Antica: Repubblica

All’incrocio tra Lungotevere Aventino e via del Circo Massimo sorge un piccolo tempio circolare, dedicato ad Ercole Vincitore (Herculis Victor), corrispondente ad uno dei luoghi di culto relativi al Foro Boario. Una piccola perla da poter osservare passeggiando sul Lungotevere.

Il tempio di Ercole Vincitore

Il tempio di Ercole Vincitore è un tempietto a pianta circolare situato a sud del Tempio di Portunus, prossimo al Tevere. Datato alla fine del II secolo a.C.,  esso costituisce uno dei più antichi esempi di impiego del marmo (marmo pentelico greco) per edifici sacri a Roma. L’edificio è un periptero (tempio avente una fila di colonne intorno alla cella) rotondo ed è circondato da 20 colonne di ordine corinzio. La struttura poggia su una crepidine a gradini, con fondazioni in tufo di Grotta Oscura. La cella era realizzata in marmo, ma rivestito da travertino e si apriva tramite una grande porta ad est. Un restauro della struttura risale all’epoca di Tiberio, quando vennero sostituiti 11 capitelli e 9 colonne, con nuovi pezzi in marmo lunense. L’organizzazione del tempio rispetta i canoni dettati da Vitruvio, autore del De Architectura, importantissimo trattato di architettura di età romana, seppur con alcune licenze nell’esecuzione dei particolari architettonici.

L’attribuzione del tempio ad Ercole Olivario si deve alla scoperta di un’iscrizione rinvenuta su di un blocco, probabilmente base della statua di culto, nelle vicinanze e che riporta il nome dell’autore della statua: si tratta dello scultore greco Skopas minore, vissuto nel II secolo a.C.

La costruzione del tempio nei pressi della porta Trigemina si deve ad un mercante di olio, Marcus Octavius Herrennus: Ercole era infatti considerato il protettore degli olearii, i mercanti dell’olio, e non è un caso che l’edificio sacro si posizionasse nelle vicinanze del porto fluviale.

Ercole e i gladiatori

Secondo un’antica usanza seguita dai gladiatori romani, i combattenti, una volta liberati, dedicavano le loro armi al Dio Ercole e le appendevano alle pareti del tempio a lui dedicato. Da qui il detto appendere al chiodo, riferito all’atto di abbandonare un’ attività, e specialmente uno sport, arrivati al termine di una carriera: si pensi ad appendere i guantoni al chiodo, riferito ai pugili, o gli scarpini al chiodo, riguardo i calciatori. Chissà che non fosse questo il celebre tempio dove si recavano i gladiatori una volta terminata la loro carriera.

Per info, contatti e orari: Tempio di Ercole Olivario.

Articolo di Andrea Simeoni

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