Archeologia Roma Antica: Impero

Tempio della Pace

Il Tempio della Pace era intimamente connesso ai Fori Imperiali ed era anch’esso una piazza monumentale simile ad un foro e per questo denominato erroneamente, a fine impero, Foro della Pace.

L’area è ancora in corso di scavo ed è visibile da via dei Fori Imperiali, nei pressi della chiesa dei Santi Cosma e Damiano.

Il Tempio della Pace e la Forma Urbis severiana

La costruzione del complesso monumentale noto come Tempio della Pace, si deve all’imperatore Vespasiano ed è datata tra il 71 e il 75 d.C. per commemorare la vittoria sui Giudei.
Un violento incendio nel 192 d.C. ne provocò però la distruzione, a cui si rimediò con i restauri realizzati sotto Settimio Severo. L’abbandono definitivo dell’area si attesta nel V secolo d.C. a seguito di nuovi danni all’edificio: in epoca medievale l’area venne impiegata a fini agricoli.

La planimetria dell’edificio si rifaceva probabilmente all’edificio che precedentemente aveva occupato questo settore della città: il macellum ossia il grande mercato pubblico repubblicano. Non è un caso che esso assomigli molto a diversi mercati monumentali contemporanei, come quello di Pozzuoli. Il complesso purtroppo, riportato alla luce dagli attuali scavi, ha evidenziato le pessime condizioni in cui versa la struttura. L’aspetto del monumento è in larga parte ricostruibile grazie alle informazioni fornite dalla pianta marmorea di Roma di età severiana, nota con il nome di Forms Urbis e qui ritrovata. Il Tempio della Pace era costituito da una semplice aula absidata, che si apriva sul fondo del portico come una specie di grande esedra. Nell’abside era presente la statua di culto su un ampio basamento in mattoni, portato alla luce dagli scavi.

Una prima fila di colonne divideva il tempio dal portico antistante e l’area centrale del complesso comprendeva un giardino, occupato su ognuno dei due lati da tre canali affiancati da aiuole, in cui erano piantate numerose essenze floreali. L’edificio occupava una prestigiosa biblioteca che accoglieva numerose opere d’arte: dai frutti del saccheggio del Tempio di Gerusalemme, come il candelabro a sette braccia raffigurato nell’arco di Tito, agli stupenti dipinti e sculture sottratte alla Domus Aurea di Nerone e restituite alla fruizione pubblica, tra cui ricordiamo i gruppi dei Galati provenienti da Pergamo, statue di Fidia e Policleto, dipinti di Protogene e Nicomaco.

Resti delle aule poste a sudovest del tempio sono ancora visibili. In una di queste, la prima dal tempio, sulle pareti in mattoni sono ancora visibili i fori di alloggio delle grappe, destinate a sorreggere la Forma Urbis eseguita all’epoca di Settimio Severo e datata tra il 203 e il 211 d.C. La pianta era costituita all’origine da 11 filari di lastre, per un totale di 151 e una superficie occupata di 235 m2. Della pianta si conserva appena un decimo, da cui si è dedotta la scala di rappresentazione grafica pari a 1:246. La presenza di una pianta di queste dimensioni e fattura, insieme ad un’altra rappresentante l’Italia, può essere spiegata dal fatto che due aule, quelle all’interno della quale è stata ricavata la chiesa dei SS. Cosma e Damiano, facessero parte della Praefectura Urbis, magistratura fondata da Augusto e dotata di poteri necessari a garantire la pace e l’ordine nell’Urbs, la cui giurisdizione si estendeva a cento miglia da Roma.

Articolo di Andrea Simeoni

Per info su biglietti e orari: Musei in Comune

Tempio della Pace

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