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Piazza Navona, una delle più belle di Roma

Nel cuore del Campo Marzio, l’area di Roma dedicata in antico al dio Marte e adibita alle esercitazioni militari, sorge una delle piazze più suggestive dell’intero comprensorio capitolino: Piazza Navona.

La forma della piazza ricalca quella dello Stadio di Domiziano, ancora perfettamente leggibile nell’andamento degli edifici esterni e che venne costruito per ospitare gli agoni capitolini, competizione creata dall’imperatore stesso per celebrare Giove. Al giorno d’oggi ospita nel periodo natalizio uno dei mercati tradizionali più importanti della capitale, che trae le sue origine dal mercato del Campidoglio qui spostato da Sisto IV a partire dal 1477.

Luogo ludico capitolino dal medioevo

Dopo la fase romana l’area di Piazza Navona passò, tra il X e l’XI secolo, sotto il controllo dell’Abbazia di Farfa, monastero dell’ordine dei Benedettini. Successivamente a partire dal XIII venne direttamente amministrata dalla Camera Capitolina, organo comunale dello Stato Pontificio, che rese la piazza fino al tardo rinascimento un luogo dedicato ad attività ludiche come giostre cavalleresche o giochi relativi al carnevale.

Tra le attività più famose che qui vi si svolgevano, spiccano i giochi d’acqua voluti dai papi: nel mese di Agosto si allagava per un paio di giorni la piazza grazie alla sua particolare forma, all’epoca concava, e chiudendo ogni scarico dell’area, dando vita quindi a giochi di ogni tipo in questo scenario acquatico. Questa festività porta alla memoria le così dette naumachie (lotte fra navi), che erroneamente si credeva avvenissero nello stadio di Domiziano in età romana.

Piazza Navona: il simbolo della Roma Barocca

Tra i salotti più incantevoli d’Italia un posto d’eccellenza lo merita Piazza Navona: la presenza di opere che hanno segnato la storia dell’architettura come la Fontana dei Quattro Fiumi e la Chiesa di Sant’Agnese in Agone, e la riconducibilità dei manufatti per la maggior parte al XVI-XVII secolo le conferiscono quella immagine unitaria e quella sensazione unica di passeggiare nel cuore della vera Roma barocca.

Prima di iniziare l’excursus architettonico bisogna ricordare che la piazza era già divenuta, dalla metà del XV secolo, il fulcro della vita quotidiana dei romani a causa del trasferimento del mercato che si svolgeva in piazza del Mercato – attuale Piazza dell’Ara Coeli – proprio su Piazza Navona, il che aveva fatto diventare la piazza anche un movimentato luogo d’incontro per i cittadini.

Le fontane di Piazza Navona

Tuttavia la fase che ha reso la piazza così come la conosciamo oggi inizia a metà del ‘500 quando Gregorio XIII Boncompagni ordinò la costruzione di molteplici fontane ed abbeveratoi: nacquero così nel 1575 la Fontana del Moro e la Fontana di Nettuno le cui vasche polilobate furono progettate entrambe da Giacomo della Porta, ma subirono numerosi rifacimenti nel corso dei secoli.

Il restauro della Fontana del Moro fu, infatti, commissionato nel 1653 a Gian Lorenzo Bernini da Papa Innocenzo X Pamphilj che proprio in quegli anni aveva costruito il suo palazzo sulla Piazza e voleva perciò rinnovare la fontana che poteva ammirare dalle finestre della sua nuova dimora: restarono i mascheroni, i delfini e i tritoni del perimetro mentre il gruppo scultoreo centrale fu sostituito dalla statua di un tritone scolpito da Giannantonio Mari – dalle fattezze simili a quelle di un moro da cui il nome – che tiene per la coda un delfino; fu, inoltre, aggiunta una seconda vasca marmorea contenente la prima e della stessa forma di quella dellaportiana.

Anche la fontana di Nettuno – originariamente nota come fontana dei calderai, dai numerosi artigiani del rame presenti nell’area limitrofa a Piazza Navona – fu rinnovata nel corso dei secoli, ma in questo caso bisogna aspettare il 1873 per vedere costruito il nuovo gruppo scultoreo: la statua del Nettuno centrale nell’atto di infilzare un polipo è di Antonio della Bitta, mentre i cavalli marini fermati dai fanciulli, le sirene, i mostri marini, i putti e gli animali intorno al bacino sono opere, sempre ottocentesche, del messinese Antonio Zappalà.

Il fulcro della Piazza è, però, indubbiamente la Fontana dei Quattro Fiumi, voluta sempre da Innocenzo XIII, in sostituzione al semplice abbeveratoio per cavalli che si trovava sulla piazza, ed affidata prima a Borromini, a cui seguì subito dopo il Bernini: si dice, infatti, che Bernini fece costruire un magnifico modellino argenteo della fontana e che alla vista di quest’ultimo sia il Papa che Donna Olimpia Maildachini Pamphilj, vedova del fratello del Papa e all’epoca donna molto influente nei salotti romani, restarono a bocca aperta e decisero di affidare a Bernini l’incarico dei lavori.

Il nucleo centrale della fontana è una massa in travertino che simula la roccia in cui prendono vita le statue a grandezza più che reale dei quattro fiumi, ognuna a rappresentare i continenti all’epoca conosciuti: il Nilo scolpito da Giacomo Antonio Fancelli nel 1650, il Gange opera del 1651 di Claude Poussin, il Danubio di Antonio Raggi nel 1650 e il Rio de la Plata di Francesco Baratta, del 1651.

I colossi sono identificabili dalle allegorie che li caratterizzano: il Danubio indica uno dei due stemmi dei Pamphili presenti sul monumento come a rappresentare l’autorità religiosa del pontefice sul mondo intero; il Nilo si copre il volto con un panneggio, facendo riferimento all’oscurità delle sue sorgenti, rimaste ignote fino alla fine del XIX secolo; il Rio della Plata possiede un sacco traboccante di monete d’argento, che simboleggiano il colore argenteo delle sue acque; ed, infine, il Gange regge un lungo remo che suggerisce la navigabilità del fiume.

Alla fontana è conferito ancor più prestigio grazie allo spostamento in cima al gruppo scultoreo dell’Obelisco Agonale: dallo scavo di Aswan in Egitto, infatti, l’obelisco era stato collocato, per ordine dell’imperatore Domiziano, tra il tempio di Serapide e quello di Iside, dove era rimasto per oltre due secoli, fino a quando Massenzio non lo fece collocare nel Circo che prende il suo nome, lungo la via Appia, da dove Innocenzo XIII decise di prelevarlo per collocarlo a Piazza Navona.

I palazzi di Piazza Navona

Per quanto riguarda invece i palazzi che cingono la piazza è doveroso nominare Palazzo Tuccimei, che prende il nome dai discendenti di Federico Tutijmei compagno di Federico il Barbarossa durante le guerre combattute dall’Imperatore in Italia. Il Palazzo color ocra si trova sulla sinistra di Piazza Navona venendo da Piazza delle Cinque Lune e venne realizzato dall’unione di più case in Piazza Navona acquistate dal Cardinale De Cupis a partire dal 1462: l’avvocato Tuccimei acquistò il palazzo nel 1817 – posandovi uno stemma sul portone del piano nobile, e i suoi parenti comprarono ulteriori locali limitrofi: la facciata su Piazza Navona è segnata da cornici decorate ed apre su tre piani di dodici finestre ognuno, mentre è ancora possibile ammirare la facies quattrocentesca su via dei Lorenesi, che presenta finestre con architrave a cornice semplice e due aree a balcone isolate.

Segue il Palazzo De Torres – famiglia che ha fra i suoi esponenti un interprete di Cristoforo Colombo nel suo primo viaggio verso le Americhe – costruito su via della Cuccagna di fronte all’attuale palazzo Braschi nel 1560 ad opera di uno degli architetti più celebri dell’epoca, Pirro Ligorio. L’edificio, un esempio di architettura tardo rinascimentale, presenta una pianta irregolare ed una facciata di quattro piani con finestre architravate e sovrastate da un cornicione. Dalla facciata su piazza Navona emerge il portale ad arco con bugne a raggiera il cui motivo è ripreso nei cantonali ed il ricco cornicione ornato con teste di leone, rosoni e torri, emblemi della famiglia Torres; il palazzo passò poi per eredità alla famiglia Lancellotti nel secolo XVII ai quali nella metà del secolo XIX succedettero i Massimo Lancellotti che ancora lo possiedono.

L’emblema dei palazzi della Piazza è però costituito da Palazzo Pamphilj che rappresenta appieno le volontà di Innocenzo XIII: costruito a partire dal 1647 da Girolamo Rainaldi all’esterno ha un corpo centrale scandito da paraste ed archi ciechi, al primo piano presenta finestre con timpano centinato e triangolare alternato, mentre al secondo finestre decorate da conchiglie e sovrastate da finestre con il grande stemma dei Pamphilj al centro, costituito da tre gigli sopra una colomba con un ramo di ulivo nel becco. Ai lati del corpo centrale sorgono due edifici uguali di tre piani ciascuno, con due portali incorniciati e sovrastati da un balconcino, mentre per quanto riguarda gli interni del palazzo sono decorati da numerosi pittori tra i quali ricordiamo Pietro da Cortona, Andrea Camassei, Giacinto Gemignani e Francesco Allegrini.

L’ultimo palazzo della Piazza in ordine di costruzione è Palazzo Braschi che risale al XVIII secolo: l’area su cui oggi sorge il palazzo era infatti occupata da Palazzo Orsini, voluto dal prefetto di Roma Francesco Orsini nel 1435, e fu soggetto a due importanti ampliamenti uno ad opera del Cardinale Carafa e l’altro ad opera di Antonio da Sangallo il Giovane che fabbricò una torre sull’angolo tra Piazza Navona e Via della Cuccagna. Nel 1791, per volere di papa Pio VI, iniziò la demolizione di Palazzo Orsini per far posto al nuovo edificio, di proprietà dei Braschi: finanziato dalle casse dello stesso Papa come dono al nipote Luigi Braschi Onesti, l’edificio fu costruito dall’architetto imolese Cosimo Morelli e fu terminato solo nel 1804 a causa di una lunga interruzione dovuta alla Rivoluzione Francese.

Dal 1871 viene venduto allo Stato Italiano che lo utilizzò come sede del Ministero dell’Interno, mentre dal dopoguerra diventò sede del Museo di Roma: soltanto nel 1990 la proprietà del palazzo passò all’Amministrazione capitolina, che lo riaprì al pubblico nel 2002 finchè nel 2017 vi inaugurò il nuovo allestimento, concepito come un itinerario tematico attraverso le sale del secondo e terzo piano.

Sant’Agnese in Agone a Piazza Navona

Ultima commissione di Papa Innocenzo XIII che ha reso la Piazza iconica è la Chiesa di Sant’Agnese in Agone: secondo un’antica leggenda S. Agnese subì il martirio proprio nei pressi dello Stadio di Dominziano ed è per questo motivo che quella che doveva essere la cappella di Palazzo Piccolomini, diventata poi grandiosa chiesa, fu dedicata alla santa; l’appellativo ‘in Agone’ invece deriva da Campus Agonis nome con cui ci si riferiva allo Stadio di Domiziano quando era utilizzato per gare sportive. La Chiesa fu impostata a croce greca da Girolamo Rainaldi nel 1652 e passò poi sotto la direzione di Francesco Borromini quando Innocenzo X venne a mancare e suo nipote Camillo scelse l’architetto ticinese per la continuazione dei lavori.

Borromini decise di dare alla facciata l’andamento concavo-convesso tipico della sua maniera e conferì alla cupola, racchiusa tra due campanili, uno sviluppo estremamente verticale con un ulteriore coronamento a lanterna, il quale tuttavia oggi risulta modificato dall’opera di Carlo Rainaldi, figlio di Girolamo, che sostituì il Borromini alla conclusione dei lavori della Chiesa. All’interno i quattro bracci sono riccamente decorati con stucchi dorati nelle volte e si incontrano nell’ottagono centrale – in cui si trovano quattro altari dedicati a Sant’Alessio, Santa Ermenziana, Sant’Eustachio e Santa Cecilia – con pale marmoree e statue rispettivamente di Giovanni Francesco Rossi, Leonardo Reti, Melchiorre Cafà e Antonio Raggi. Le colonne che li riquadrano sono in marmo rosso di Cottanello, mentre i transetti sono dedicati a Sant’Agnese a destra e a San Sebastiano a sinistra.

Di notevole pregio sono l’affresco della cupola, opera di Ciro Ferri e Sebastiano Corbellini, che raffigura Sant’Agnese introdotta alla Gloria del Paradiso, e i pennacchi della cupola, dedicati alle quattro virtù cardinali e dipinti fra il 1667 e il 1671, che sono opera di Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio, artista molto apprezzato dal Bernini che lo introdurrà presto ai Gesuiti presso i quali il Gaulli affrescherà magistralmente la Chiesa del Gesù e la chiesa di Sant’ignazio da Loyola.

Articolo di Andrea Simeoni e Arda Lelo

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