Architettura Roma Moderna

Quartiere Coppedè

Il quartiere Coppedè: mentre il regime fascista interpretava lo Stile Internazionale attraverso il Razionalismo architettonico, a Nord di Roma sorgeva uno dei più straordinari esempi di architettura in Stile Eclettico della Capitale.

Roma all’inizio del ‘900: la nascita di nuovi quartieri

All’inizio del XX sec. Roma sperimentò una forte espansione edilizia, spesso incontrollata, che nel 1909 portò il sindaco Ernesto Nathan a richiedere l’elaborazione di un nuovo Piano Regolatore, sviluppato dall’Ing. Edmondo Saintjust di Teulada, attraverso il quale arginare le nuove costruzioni e unificare i brani della città nuova con quella storica. Proprio secondo quest’ottica fu realizzato il progetto dell’architetto fiorentino Gino Coppedè, da cui il nome, per un quartiere nel quartiere: un complesso architettonico di raccordo tra la nascenti aree del Trieste e del Salario, finanziato dalla Società Anonima Edilizia Moderna e destinato ad edilizia privata per il ceto borghese.

L’originale progetto di Gino Coppedè

Il progetto, ideato e realizzato tra il 1913 e il 1926 e completato dall’architetto Paolo Emilio Andrè, si estende in un’area ricompresa tra la Via Nomentana e la Via Salaria, per un totale complessivo di 26 palazzine e 17 villini che Coppedè interpreta in una chiave eclettica fortemente europea. Lontano dalle tendenze razionaliste che nei medesimi anni il regime fascista iniziava a promuovere nella Capitale, lo stile del nuovo quartiere Coppedè riproduce in una chiave tutta tradizionale le tendenze del così detto International Style.

Coppedè infatti, ispirato dal colossal cinematografico Cabiria, unisce stilemi della Roma antica a forme medioevali, tratti gotici, decorazioni orientali, ornamenti floreali di gusto Liberty, in un insieme originale, eterogeneo ma compatto, dove lo spettatore è catturato da un’atmosfera fiabesca tutta privata, attraverso la quale dimenticare il trambusto cittadino.

I caratteri delle palazzine e dei villini del quartiere Coppedè

L’ingresso principale al quartiere avviene da Via Tagliamento, attraverso uno scenografico arco posto ad unione dei due Palazzi degli Ambasciatori, quasi a simboleggiare un arco di trionfo della Roma imperiale, al di sotto del quale è installato un enorme e caratteristico lampadario in ferro battuto. Di qui si raggiunge Piazza Mincio e il centro del quartiere, con la pittoresca Fontana delle Rane: gli edifici che costellano la Piazza si distinguono l’uno dall’altro per stile, forma e dimensione. Torri, logge, balconi si affastellano articolando le facciate dei vari fabbricati, alleggerendone le strutture e donandogli un aspetto favolistico.

Tra gli edifici più rilevanti vi sono proprio i Palazzi degli Ambasciatori, due edifici a pianta triangolare disposti su cinque livelli, separati da Via Dora ma riuniti grazia all’arco trionfale dell’ingresso; le decorazioni, di gusto romano imperiale, si raccordano nei bassorilievi antropomorfi, nei mosaici parietali con figure di aquile e nella vittoria alata posta sulla chiave di volta dell’arco.

Seguono i Villini delle Fate, tre edifici caratterizzati da profili mistilinei, asimmetrici, accostati senza soluzioni di continuità e realizzati con materiali da costruzione eterogenei, tinte policrome e decorazioni variegate sulle diverse facciate, ognuna di esse dedicata ad una città: Firenze, Venezia e Roma. Vi si riconoscono figure antropomorfe e non, rappresentate secondo uno stile tardo medioevale, come i ritratti di Petrarca e Dante, una vista di Firenze, il leone alato di San Marco e l’aquila di San Giovanni, la Lupa capitolina con Romolo e Remo, oltre a decori geometrici e simbolici, come l’Albero della Vita o l’orologio con motivi zodiacali.

Vi si aggiungono la Palazzina del Ragno, disposta su quattro livelli e ornata secondo uno stile assiro-babilonese, il cui nome è legato alla caratteristica decorazione del portone d’ingresso, e i villini di Via Ombrone, a pianta quadrangolare e di altezza media, decorati all’esterno con bugne di diversi stili e fattura.

Anche l’articolazione degli spazi interni e delle unità abitative è orientata secondo le moderne tendenze internazionali: Coppedè cura la suddivisione degli ambienti tra zona giorno e zona notte, studiando delle soluzioni che rispondano attentamente alle richieste di comfort abitativo della committenza e della clientela. L’attenzione posta alla funzionalità degli spazi non è comunque inferiore a quella data alla decorazione, anche qui sapientemente curata nel dettaglio, dalle pavimentazioni in parquet delle camere, ai soffitti a cassettoni, alle maioliche e ai mosaici per gli ambienti di servizio, sino alle porte, ai portoncini d’ingresso e ai citofoni.

Piccole curiosità

La particolare cura dei dettagli decorativi, l’aspetto fiabesco e senza tempo dell’insieme degli edifici del quartiere Coppedè hanno valso al quartiere grande fama e lo hanno reso scenografia perfetta per video musicali, cortometraggi e grandi opere del cinema italiano ed internazionale, come alcuni film di Dario Argento, Nanni Loy e Richard Donner. Allo stesso modo Piazza Mincio e la pittoresca Fontana delle Rane sembra abbiano impressionato la memoria di molti abitanti, che pare vi abbiano potuto ammirare la storica band dei Beatles farvi un bagno dopo una serata presso la vicina discoteca Piper.

Articolo di Livia Artibani

Quartiere Coppedè Villa Torlonia

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