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Foro di Cesare

Nel 54 a.C. Cicerone, in una delle famose lettere all’amico Attico, afferma di aver comprato per conto di Cesare l’area sulla quale far sorgere il Foro di Cesare: quello che avrebbe assunto poi il nome del dittatore e che è osservabile, lungo via dei Fori Imperiali, sulla sinistra poco prima di giungere a Piazza Venezia, provenendo dal Colosseo.

La storia del Foro di Cesare e la sua strutturazione

L’area era costata una cifra enorme per l’epoca, pari a 60 milioni di sesterzi. Lo stesso Cicerone comunica nella sua lettera che esso fosse concepito, già nella sua originale progettazione, nelle sue dimensioni attuali. Il foro venne realizzato nei pressi del Clivus Argentarius, la strada romana che passava tra il futuro foro e il Campidoglio, e incideva parzialmente il colle Capitolino.

L’attuale strutturazione è di epoca augustea e si sviluppa attorno ad una piazza rettangolare di 160 metri per 75. La piazza era colonnata sui due lati lunghi e su quello corto a sudest, che risultava chiuso da un alto muro perimetrale in blocchi di peperino. Al centro della piazza doveva trovare collocamento la statua equestre del dittatore, che montava un cavallo con le zampe anteriore conformate a piedi umani, secondo quanto riferisce il poeta Stazio in un suo componimento. Sul lato nord-ovest trova invece posto il tempio di Venere Genitrice: la scelta di questa divinità a cui dedicare l’edificio sacro non è casuale, ma si inquadra nell’ambito della propaganda cesariana, che verrà fatta propria ancor più da Augusto e che vedeva in questa dea la mitica progenitrice della gens (famiglia) Iulia. La dedica nasceva peraltro dal voto fatto dallo stesso Cesare, prima della vittoria di Farsalo su Pompeo.

Il tempio era periptero sine postico, circondato cioè da un portico colonnato senza quello posteriore e poggiante su un alto podio in tufo. Ad esso si accedeva grazie a due scalinate laterali, che permettevano di accedere alla cella. La statua di culto all’interno era opera dello scultore neo-attico Arkesilas e oltre ad essa venivano esposte numerose opere d’arte, tra le quali statue (di Cesare, di Cleopatra), nonché quadri del famoso pittore Timomaco.
Nello spazio di risulta tra il foro e il Clivus Argentarius si andavano a porre infine una serie di Tabernae (botteghe) a pianta irregolare costruite in blocchi di tufo e travertino, articolate su tre piani e che erano caratterizzate da piattabande, archi e coperture lignee.

Il foro subì dei sicuri rifacimenti, in seguito a Cesare e Augusto, sotto Traiano che ampliò la piazza verso ovest con la realizzazione di un grande portico a pilastri: la basilica Argentaria. Sull’intonaco di fondo di questo edificio sono state scoperte numerose iscrizioni graffite, oggi coperte da lastre di vetro, e probabilmente interpretabili come testimonianze dell’attività di una scuola, che qui avrebbe avuto sede.

Un nuovo restauro si rese necessario sotto Diocleziano a seguito di un incendio nel 284 d.C.
Il foro di Cesare si presentava, in ogni caso, come una lunga e stretta piazza porticata, della quale il tempio costituiva la chiusura di fondo e l’elemento unificante, mentre l’ingresso era posto di fronte al Carcere all’inizio del Clivus Argentarius.
All’interno del foro vennero ritrovate inoltre delle strutture, caratterizzate da uno zoccolo in pietra, riferibili alla fase medievale. Durante questo periodo l’area del foro di Cesare, così come gli altri fori imperiali, si trasformò da luogo pubblico e comunitario ad una zona sfruttata sia a scopi abitativi che a scopo agricolo.

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Articolo di Andrea Simeoni

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