'700 e '800 Architettura

Monumento a Vittorio Emanuele II – Altare della Patria

Nel 1878 alla morte del Re Vittorio Emanuele II, il Padre della Patria sotto il cui regno era stata unita l’Italia, si diede avvio ad un concorso per la progettazione di un monumento in suo onore: mentre i restanti popoli d’Europa inneggiavano alla libertà e alla democrazia, l’Italia dimostrò un’incrollabile fede nel governo monarchico, in particolare nella figura del Re stesso, elogiandolo con un maestoso monumento, l’Altare della Patria.

Il concorso di progettazione per il monumento a Re Vittorio Emanuele II

Le regole di partecipazione al concorso, aperto a livello mondiale, prevedevano la progettazione di un monumento celebrativo dedicato esclusivamente al monarca, non ammettendo qualsiasi idea di sacrario rivolto alla memoria storica dell’unità, da sviluppare secondo tre possibili temi: la colonna, la statua equestre o l’arco trionfale, raccomandando quest’ultimo; non vi era prescrizione di luogo o forma, così da permettere la completa e libera espressione del genio artistico dei partecipanti. I 293 disegni presentati furono messi in mostra presso il Palazzo delle Esposizioni: tra le tante proposte, venne scelto il progetto di Henry-Paul Nénot, architetto francese in pensione che aveva ideato una maestosa colonna celebrativa da porre nell’esedra dell’odierna Piazza della Repubblica, ma la decisione della commissione fu subito aspramente criticata, ritenuta un’offesa all’arte nazionale e rifiutata.

Nel 1882 venne quindi bandito un ulteriore concorso: questa volta, prendendo spunto da un progetto presentato in precedenza, venne la commissione impose il tema di una “statua equestre con sfondo architettonico e opportune scalee ” da collocarsi sul Colle Campidoglio. Nel rispetto della volontà governativa del tempo, si scelse di insediare il monumento nel cuore di Roma storica, piuttosto che collocarlo al centro della città nuova, quasi a fare da contrappeso alla “città sui colli”. Una terza Roma che doveva sorgere vicino alla città antica e a quella rinascimentale dei Papi, un prolungamento pensato senza soluzione di continuità, ma che apparve come un innesto forzato, sia dal punto di vista artistico, sia politico: una scelta cui molti professionisti si opposero.

L’esito del concorso: la vittoria del progetto di G. Sacconi e gli interventi di P. Piacentini e E. Ferrari

L’esito del concorso si ebbe nel 1884 con la vittoria dell’architetto Giuseppe Sacconi: egli propose una struttura ispirata ai templi classici, ad esempi come l’Altare di Pergamo o il Tempio della Fortuna Primigenia di Palestrina, che doveva adagiarsi in modo naturale lungo le pendici del colle capitolino. Un vasto e moderno foro aperto al pubblico, un’agorà su tre livelli collegati da scalinate con ampi spazi destinati al passeggio dei visitatori, su cui campeggiava una statua equestre commemorativa del Re Vittorio Emanuele II.

Problema rilevate fu, tuttavia, che il Campidoglio fosse già affollato di case, chiese, strade, quartieri e di un vasto patrimonio archeologico: oltre a cancellare un intero brano di città antica, l’architetto fu obbligato a modificare il progetto iniziale per fare in modo che la struttura non gravasse eccessivamente sul colle, anticamente anche utilizzato come cava di tufo e profondamente scavato. Morto Sacconi nel 1905, furono chiamati a completare l’edificio Pio Piacentini ed Ettore Ferrari, colleghi con cui Sacconi condivideva idee sullo stile nazionale italiano e che avevano partecipato unitamente ai concorsi per il Vittoriano con progetti affini.

Il risultato delle tante modifiche e dei diversi interventi fu un enorme struttura in stile neogreco, alta circa 80 mt e larga 100 mt, per una superficie totale di oltre 20.000 mq interamente rivestita in marmo Botticino, che campeggia sul colle capitolino nascondendo completamente alla vista sia il Palazzo del Campidoglio che l’Ara Coeli. Il colore bianco candido, impermeabile al cambio di luce e in contrasto con le tonalità tenui e naturali di Roma, come il banco morbido del travertino, il marrone, l’ocra, l’arancio, gli valse il dispregiativo di torta nuziale o macchina da scrivere. Importanti interventi furono condotti anche in Piazza Venezia, oggetto di una nuova e completa sistemazione urbanistica, dove si dovette affrontare il problema della conservazione di alcuni reperti rinvenuti durante gli scavi per la costruzione, come alcuni tratti delle Mura Serviane.

L’Altare della Patria: il monumento al milite ignoto

Il monumento a Vittorio Emanuele II fu inaugurato il 4 Giugno 1911, in occasione dei festeggiamenti dei 50 anni dall’unità d’Italia, ma fu completato definitivamente solo nel 1935. Nel 1921 fu designato quale Altare della Patria e luogo di sepoltura del Milite Ignoto, vittima sconosciuta della I Guerra Mondiale e simbolo di tutti i caduti per la patria: la salma ivi collocata fu scelta tra undici non identificate da una madre che in battaglia aveva perduto proprio il figlio. Il 4 Novembre 1921, con una solenne cerimonia pubblica, sotto al monumento equestre al Re e alla meravigliosa statua della Dea Roma in puro stile Liberty, venne tumulato il Milite Ignoto, da allora vegliato da un picchetto d’onore perenne.

Per info, contatti e orari: Altare della Patria – Vittoriano (Monumento a Vittorio Emanuele II).

Articolo di Livia Artibani

Altare della Patria Monumento Vittorio Emanuele Vittoriano

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