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Colonna Traiana

Costruita insieme al Foro di Traiano per celebrare la grande vittoria dell’imperatore sul popolo dei Daci, la colonna Traiana si pone come modello delle colonne coclidi istoriate e come simbolo dell’apogeo economico e militare, raggiunto da Roma nel II secolo d.C.

La Colonna Traiana: colonna coclide e i rilievi storici

La colonna era collocata di fronte alla basilica Ulpia tra le due biblioteche del Foro di Traiano. Essa era del tipo coclide, rivestita di una fascia decorativa a elica, e centenaria, alta cioè 100 piedi romani pari a 29,77 metri. L’altezza non è casuale, infatti testimonia la quota massima della collina, non più esistente e sbancata per volontà di Traiano, in modo da ricavare lo spazio per il suo foro.

La colonna è di ordine dorico realizzata con 18 rocchi in marmo Pario (da Paro, isola greca delle Cicladi). La base è in forma di corona su plinto e poggia su un alto basamento, decorato con cataste di elmi e con l’iscrizione recante la dedica del Senato e del Popolo di Roma a Traiano.

Le ceneri dell’imperatore, insieme a quelle della moglie Plotina, erano custodite proprio all’interno della colonna, che costituiva quindi anche il suo sepolcro oltre che un monumento celebrativo. Alla sommità della colonna, dove trovava posto la statua bronzea di Traiano, si accede grazie ad una scala a chiocciola illuminata da feritoie.

La superficie esterna della struttura è decorata con un unico rilievo continuo e spiraliforme, che si sviluppa per 200 metri lineari. Esso narra delle due campagne militari contro il re Decebalo dei Daci, popolo che abitava l’odierna Romania e il cui territorio era ricco di miniere d’oro, combattute tra il 101 e il 102 e tra il 105 e 106 d.C.

Le due campagne risultano distinte chiaramente dalla rappresentazione di una vittoria, circondata da trofei ed intenta a scrivere le Res Gestae (la composizione dei fatti compiuti). Le scene, realizzate con rilievi molto bassi, che non alterano la struttura della colonna, sono organizzati secondo puntuali riferimenti cronologici e topografici. In esso si alternano scene di battaglia, di marce serrate, di costruzione di ponti e di accampamenti militari, di discorsi formali dell’imperatore alle legioni (Adlocutiones), di sacrifici, di sottomissione e tortura dei barbari.

Nello stile di questo apparato decorativo confluisce tutta la tradizione della narrazione romana, che ha le sue origini nelle pitture trionfali e che possiamo vedere nelle tipiche prospettive a “volo d’uccello”, nelle notazioni paesistiche ridotte rispetto alle figure e nella parvenza di una cronaca meticolosa e attenta ai fatti, il tutto accompagnato dalla fusione con le caratteristiche dell’arte ellenistica.

Articolo di Andrea Simeoni

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