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Colonna di Marco Aurelio

Eretta nel Campo Marzio settentrionale, in cui l’urbanizzazione cominciò sotto gli Antonini, la Colonna di Marco Aurelio rappresenta il monumento antico più importante dell’area. Ancora visibile oggi al centro di Piazza Colonna, si data in un periodo compreso tra il 180 d.C., anno della morte dell’imperatore, e il 192 d.C., data fornita dall’epigrafe.

La colonna coclide

La colonna di Marco Aurelio venne costruita presso il tempio dedicato al’imperatore e alla moglie Faustina, entrambi divinizzati. Essa era costituita da 19 rocchi in marmo lunense e ripropone, anche se con delle variazioni modulari, il modello del suo antecedente: la Colonna di Traiano. Si tratta dunque di una colonna coclide istoriata, rivestita cioè di una fascia decorativa a elica.

Rispetto alla sua antenata, risultava particolarmente maggiore in altezza (41,95 metri, invece di 29,77) e maggiore soprattutto l’altezza del rilievo spiraliforme, che presentava dunque un minor numero di avvolgimenti. Il basamento era particolarmente altro (ben 10,5 metri) e decorato in origine con Vittorie e barbari sottomessi.
In cima è presente la statua di San Paolo, fatta porre da papa Sisto V nel 1589.

I rilievi storici della Colonna di Marco Aurelio: modelli e innovazioni

Come in quella di Traiano, la narrazione storica appare divisa in due momenti cronologici (ripartiti in 115 quadri totali), intervallati da una Vittoria tra trofei.

La prima parte attinente le guerre germaniche combattute da Marco Aurelio e Lucio Vero contro i Marcomanni tra il 171 ed il 173 d.C. (Bellum Germanicum e Bellum Marcomannicum) e la seconda relativa alle guerre orientali contro Quadi e Sarmati tra il 174 e il 175.

Anche la struttura narrativa ricalca il modello traianeo, seguendo una rigida successione topografica e cronologica, nella quale compaiono scene di trasferimento e costruzione di castra (accampamenti militari), di aspre battaglie, di adlocutio (discorso solenne dell’imperatore alle truppe) e di decursio (giostra a cavallo durante la cerimonia funebre).

Sono le scelte stilistiche e il gusto artistico, nonché le opzioni dei temi figurati, a costituire l’elemento di novità rispetto all’antecedente: compaiono scene con connotazioni soprannaturali, come il ”miracolo della pioggia”, non vi è più lo stile ellenistico con la sua fluidità, che caratterizzava la Colonna di Traiano, le figure appaiono più dense, fortemente sottolineate da un uso profondo e incisivo del trapano, accentuando la resa volumetrica. Vengono anticipate quindi soluzioni di contenuto e forma tipiche della tarda antichità, con una tendenza alla semplificazione, alla schematizzazione e ad una violenta drammatizzazione: è una scultura che in alcuni casi è stata perciò definita, non impropriamente, espressionista.

Articolo di Andrea Simeoni

Colonna di Marco Aurelio

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