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Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte – Palazzo Venezia

La Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte, con sede principale nel quattrocentesco Palazzo Venezia, è una delle biblioteche del MiBACT – Ministero per i Beni e le Attività Culturali, l’unica specializzata in archeologia e storia dell’Arte sull’intero territorio nazionale.

La collezione della Biblioteca di Palazzo Venezia nel tempo

Fondata nel 1875 quale supporto tecnico-scientifico per i funzionari del dipartimento Direzione degli Scavi e dei Musei dell’allora Ministero della Pubblica Istruzione, aveva la propria sede originaria in Piazza della Minerva. Date le dimensioni ridotte e, per contro, la necessità di consultazione da parte di una cerchia più ampia di esperti e studiosi che non fosse limitata agli impiegati ministeriali, anche a causa della chiusura al pubblico italiano della collezione libraria dell’Istituto Germanico, all’inizio del XX secolo fu trasferita presso alcune sale del Palazzo Venezia. Nel 1918 Corrado Ricci, Direttore Generale delle Antichità e Belle Arti, fondò l’Istituto Nazionale per l’Archeologia e la Storia dell’Arte e la biblioteca ne venne designata quale principale centro di studio e documentazione.

Già a partire dal 1915, infatti, il fondo fu progressivamente ampliato grazie ad ingenti donazioni in termini di raccolte e collezioni librarie, come quella personale del Principe Ruffo di Motta Bagnara, consistente in 15.000 volumi su diversi temi quali arte, storia, archeologia, letteratura, ereditati dalla famiglia nei secoli. Seguirono la donazione di circa 30.000 volumi dello scrittore Rocco Paglia, nel 1922; quella dell’ingegnere, archeologo e topografo Rodolfo Lanciani, costituita da oltre 12.000 unità, tra cui il Fondo Lafrery contenente circa 5.000 incisioni e stampe, nel 1929; le donazioni dell’orafo e artista Alfredo Castellani, del compositore Alessandro Vessella e dello stesso Corrado Ricci, costituita da circa 3.000 miscellanee e monografie, durante tutti gli anni ’30.

Temporaneamente trasferita durante gli anni della dittatura fascista, quando Palazzo Venezia venne designato quale sede del Governo, vi fu ricollocata dopo il 1947 e progressivamente ampliata e ristrutturata, dotata di nuove scaffalature, soppalchi e scansie in grado di poter accogliere nuove acquisizioni e lasciti che, a partire dal 1950, entrarono a far parte della raccolta, come il fondo dell’archeologo Giulio Quirino Giglioli, quello di Alfredo Dusmet e la raccolta orientalistica dell’ingegnere e storico dell’arte Ugo Monneret.

Le donazioni proseguirono negli anni e la Biblioteca, da centro di studio e ricerca vincolato all’Istituto Nazionale per l’Archeologia e la Storia dell’Arte, nel 1967 venne inserita nel circuito delle biblioteche statali e aperta al pubblico; il nome, abbreviato in BiASA, venne istituzionalizzato solo nel 1995.
Già tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80, tuttavia, risultò evidente che sale, spazi ed arredi fossero esigui rispetto alla mole di documenti presenti nella collezione e nel 1985 la Torre della Biscia, dove trovano sede la gran parte delle sale, venne dichiarata inagibile.

Chiusa al pubblico per permettere la ristrutturazione dei diversi ambienti, riaprì finalmente nel 1993, arricchita anche di nuove strumentazioni per la digitalizzazione delle procedure e l’ampliamento dei servizi.
L’attuale patrimonio documentario della Biblioteca, sempre aperto a nuove acquisizioni, donazioni e scambi, consta di circa 380.000 volumi a stampa, tra cui numerosi incunaboli, cinquecentine e seicentine; 1.600 manoscritti; 20.700 esemplari tra incisioni, disegni, fotografie; 3.500 periodici; oltre 66.000 documenti su supporto fotografico, come microfiches, e digitale.

Palazzo Venezia

Costruito tra il 1455 e il 1467 su commissione del cardinale veneziano Pietro Barbo, poi divenuto Papa Paolo II, rappresentava in origine uno dei più splendidi esempi di palazzo rinascimentale presenti nel cuore della città. Il progetto iniziale, affidato a Francesco del Borgo, fu rimaneggiato e ampliato nei secoli: dismesso quale sede pontificia nel 1564, venne ceduto da Papa Pio IV alla Repubblica di Venezia, che vi istituì la propria ambasciata e vi attribuì il proprio nome.

Con la fine del regno della Serenissima, nel 1797 il Palazzo venne mantenuto quale sede diplomatica e ceduto all’Ambasciata d’Austria. Agli inizi del ‘900 parte degli alloggi papali e del giardino porticato che si estendeva sull’omonima piazza vennero demoliti per consentire la costruzione del Palazzo del Vittoriano e la sistemazione urbanistica dell’intera area. Rivendicato quale possesso dello Stato Italiano nel 1916, a partire dal 1922 fu adibito a sede del governo fascista: proprio dalla Sala del Mappamondo, aperta su uno scenografico balcone settecentesco, Benito Mussolini vi proferì i propri discorsi alla nazione.

Complessivamente la struttura del palazzo si articola tra due corpi di fabbrica distinti: quello principale, racchiuso tra la piazza Venezia, Via del Plebiscito e Via degli Astalli, e il così detto Palazzetto, affacciato tra piazza Venezia e Via di San Venanzio, convergenti in un fulcro sormontato dalla Torre della Biscia, sede della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte. Nelle restanti sale sono ospitate la sede dell’ Istituto Nazionale di Archeologia e Storia dell’Arte e il Museo Nazionale di Palazzo Venezia.

La Sala della Crociera nel Palazzo del Collegio Romano

Il Collegio Romano venne fondato da Sant’ Ignazio da Loyola quale sede principale della congregazione della Compagnia di Gesù, ove istruire anche i nuovi adepti, sul modello dell’Università di Parigi, ed edificato tra il 1581 e il 1584 nel cuore del Rione Pigna. La paternità del progetto dell’edificio, comprensivo degli alloggi per gli studenti, di una cappella universitaria e di una Biblioteca Major, è contesa tra gli architetti Bartolomeo Ammannati e Giuseppe Valeriani.

Proprio nei locali della biblioteca e nella Sala della Crociera, che ancora conservano affreschi, decorazioni e scaffalature originali del XVI e XVII sec., furono ospitate prima le collezioni della Biblioteca Nazionale, ideata nel 1874 dall’allora Ministro dell’Istruzione Ruggero Bonghi, poi, dal 1989, quelle della Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte. Nei medesimi anni il braccio longitudinale della Crociera venne ampliato per permettere la realizzazione di una nuova sala di lettura, progettata dall’ingegnere Francesco Bongiovanni su un disegno originale del Vignola. In questa sede furono trasferite molte delle raccolte della Biblioteca legate a donazioni e lasciti privati, oltre alle sezioni Musicale, Teatrale, Araldica, di Arte Orientale, Numismatica, Geografica e alla raccolta dei cataloghi delle case d’asta romane dal 1800 ad oggi.

Per info, contatti e orari: Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte di Palazzo Venezia.

Articolo di Livia Artibani

Palazzo Venezia

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