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Trastevere, il quartiere oltre il fiume Tevere

Trastevere, il cui nome deriva dal latino Trans Tiberim, cioè “oltre il Tevere”, fu in antico un quartiere esterno alla vera e propria Roma, che subì un’esplosione demografica e di conseguenza urbanistica a partire dalla tarda età repubblicana.

L’area rimase una delle poche abitate in età medievale, quando la città conobbe un importante spopolamento, andando ad assumere, da quel momento in poi, sempre di più i tratti e la conformazione che ad oggi la rendono uno dei quartieri più affascinanti e caratteristici della capitale.

La fioritura repubblicana e gli interventi imperiali in Trastevere

La tarda età repubblicana rappresentò per questa zona della città una svolta importante, grazie alla sua particolare posizione nelle vicinanze del porto urbano, che attirò sempre più commercianti ed artigiani. L’intensa attività produttiva e di mercato favorì lo sviluppo di un immenso quartiere residenziale, che in età imperiale raggiunse livelli sconosciuti alle altre Regiones urbane: si pensi che qui si ebbero 78 vici (singoli quartieri), pari a più del doppio della Regio XI (quella del Circo Massimo), la seconda per densità demografica a Roma.

Molte furono le diverse professionalità artigianali che comparirono qui in questa fase: le attestazione epigrafiche ci parlano della lavorazione dell’avorio, dell’ebano, del cuoio, della produzione dei mattoni, delle attività dei mugnai solo per citarne alcune. Non è un caso quindi che furono varie anche le provenienze geografiche dei suoi abitanti, testimoniate dai numerosi luoghi di culto, soprattutto orientali, nonché dalle due più grandi comunità che qui si stabilirono sin dalla tarda Repubblica: quella siriana e quella ebraica. Proprio nei pressi di Porta Portese fu scoperto, ad esempio, il più antico cimitero ebraico della Capitale.

Le colline e le pendici nei pressi del fiume furono invece occupate da importanti ville altolocate, tra le quali si ricorda quella della Farnesina (rinvenuta al di sotto dei giardini dell’attuale Villa Farnesina) identificata come villa di Clodia o più probabilmente come villa di Agrippa, il genero di Augusto, e i cui splendidi dipinti parietali sono oggi conservati nel Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo.

Non vanno dimenticati inoltre i celebri giardini di Cesare, i più importanti del Trastevere, che furono donati dal dittatore tramite testamento al popolo romano.

Le testimonianze archeologiche di età romana

Nonostante si conosca in maniera piuttosto approfondita lo sviluppo storico di quest’area, pochi sono i resti archeologici sopravvissuti e a noi giunti di età repubblicana ed imperiale. Essi sono distribuiti prevalentemente attorno ai principali assi stradali che attraversavano il quartiere e che convergevano verso il centro della città, collegata a Trastevere tramite l’isola tiberina e i suoi ponti: la via Aurelia e la via Campana-Portuense. Gli edifici che noi conosciamo dalla letteratura risultano inoltre di complicata identificazione come, ad esempio, il tempio di Fors Fortuna, situato probabilmente al di sotto dell’attuale sede del Ministero della Pubblica Istruzione, ma originariamente fatto corrispondere ai resti ritrovati nel 1860 nell’allora Vigna Bonelli al primo miglio della via Portuense, o come il santuario attribuito ad Hercules Cubans e rinvenuto lungo viale Trastevere tra Piazza Nievo e la stazione Trastevere.

Anche del più importante edificio dell’area, la Naumachia dell’imperatore Augusto, dove si svolgevano scontri navali e collocato nei pressi dei giardini di Cesare, non rimane ad oggi alcuna traccia.
Discorso a parte merita l’Excubitorium della VII coorte dei Vigiles (Caserma dei Vigili) , scoperto nel 1865 a 8 metri di profondità rispetto al livello contemporaneo, in corrispondenza dell’angolo tra via di Montefiore e via della VII coorte. L’edificio era costituito da una casa privata del II secolo d.C., trasformata in caserma proprio per ospitare questa unità del corpo adibito a compiti di polizia urbana e di controllo e spegnimento degli incendi, un costante e incombente pericolo per la capitale dell’Impero. Uno dei ritrovamenti più interessanti di questo complesso è costituito dai numerosi graffiti parietali, datati alla prima metà del III secolo d.C. e che citano ripetutamente i milites (soldati) sebaciarii (da sebum cioè il sego con cui si realizzavano le torce), i militari deputati alle guardie e ronde notturne perciò equipaggiati con torce.

Trastevere medievale e rinascimentale

A differenza di quanto rimasto del mondo repubblicano e imperiale, Trastevere conserva appieno la sua anima medievale: passeggiando per i vicoli della zona, infatti, è ancora possibile ammirare le tipiche abitazioni medievali a due o tre piani, con le scale in legno, le facciate costituite da blocchi di pietra o mattoni e, negli esempi più autorevoli, i porticati al piano terra o le loggette ai piani superiori. E lo stesso vale per i luoghi di culto che sono riusciti a mantenere le caratteristiche architettoniche dei secoli di fondazione (IV-V secolo d.C.) nonostante gli eventuali rifacimenti rinascimentali o barocchi.

La Trastevere medievale compare appena terminato l’attraversamento di ponte Garibaldi, all’imbocco di viale Trastevere: in Piazza Sidney Sonnino si trova infatti un edificio decisamente caratteristico di questo periodo storico, la Torre degli Anguillara. La famiglia Anguillara era una delle famiglie più potenti dell’epoca anche grazie alla villa che possedevano su un’altura tra le vie Cassia e Clodia che gli permetteva di presidiare il flusso dei pellegrini che venivano a Roma dal Nord, avendo dunque un controllo su una vasta porzione di città. Alla fine del ‘500 la Torre fu acquistata da Alessandro Picciolotti da Carbognano, uomo della corte pontificia e vassallo degli Anguillara, ma sfortunatamente subì gravi danni a causa di un terremoto già pochi anni dopo e fu perciò semiabbandonata, finchè nell’800 fu risistemata dal borghese trasteverino Giuseppe Forti e utilizzata come fabbrica di vernici. Nel 1914 vi si tenne la prima lettura dell’associazione Lectura Dantis e dal 1920 il palazzo ospita in maniera permanente la casa di Dante, organo principe in Italia per la promulgazione e il sostegno dell’attività di Alighieri.

Proseguendo l’itinerario su via della Lungaretta, si incontrano una serie di edifici dai caratteri rinascimentali che affacciano su Piazza in Piscinula. Il toponimo della Piazza deriva dalla presenza di un antico stabilimento termale con piscina (piscinula) che si trovava proprio in questa zona dove sorsero poi nei secoli le cosiddette Case Mattei, un agglomerato di edifici tre-quattrocenteschi che conserva ancora i caratteri stilistici originari: infatti la presenza di bifore, di un loggiato e di una colonna medievale non lascia alcun dubbio sull’origine medievale dell’edificio, che fu trasformato poi nei secoli successivi e divenendo, suo malgrado, scenario di vari assassini di membri della famiglia Mattei.

Da questa piazza, procedendo in direzione sud, si arriva ad uno dei vicoli più celebri di Trastevere, vicolo dell’Atleta, che prende il nome dal ritrovamento avvenuto nel 1873 di una statua raffigurante un “Apoxyomenos” cioè una persona rappresentata mentre utilizza lo strigile, uno strumento che gli antichi usavano per pulire la pelle del proprio corpo da oli o sabbia. La statua, rifacimento marmoreo dell’originale in bronzo di Lisippo secondo la tipica usanza romana di replicare le statue greche, si trova oggi ai Musei Vaticani e faceva parte probabilmente del complesso delle Terme di Agrippa, di cui oggi purtroppo ci è pervenuto solo un frammento murario incastonato tra gli edifici all’altezza di via dell’arco della Ciambella nei pressi di Largo di Torre Argentina.

L’antico nome di vicolo dell’Atleta era in realtà vicolo delle Palme, a simboleggiare questi alberi tipici della Giudea che sembra fossero presenti proprio di fronte all’edificio medievale con loggetta che oggi ha reso celebre la via: qui probabilmente aveva sede la Sinagoga del quartiere ( databile intorno all’anno 1000), prima che la comunità ebraica venisse spostata al rione Sant’Angelo.

Tra gli ultimi edifici civili di epoca medievale presenti nella zona si annovera la casa che affaccia su uno dei cantoni di Piazza dei Mercanti: presenta esili colonne ioniche che reggono archi in laterizio, probabilmente in ricordo di un portico che è stato tamponato ed una schiera di archetti pensili sulla piccola torretta dell’edificio, il quale inizialmente ospitava l’Ordine degli Umiliati – una confraternita religiosa dedita alla povertà – mentre sembra poi essere stato usato come abitazione dal famoso condottiero Ettore Fieramosca nel XV secolo.

Le chiese di Trastevere

Tra le più ammirevoli chiese di Roma alcune delle più suggestive si trovano in questo quartiere e celano secoli di rifacimenti e restauri che oggi le arricchiscono di tesori e di storia da raccontare.
Una di queste è certamente la Basilica di San Crisogono, che fu edificata nel V secolo e ricostruita nel 1129, per essere poi successivamente restaurata da Gian Battista Sorìa nel 1626 su richiesta del cardinale Scipione Caffarelli Borghese. La facciata della chiesa risale a questa fase di costruzione e presenta un pronao con quattro colonne corinzie sul fronte, mentre l’imponente campanile appartiene alla prima ricostruzione del XII secolo così come il pavimento interno in stile cosmatesco. All’interno si annovera il soffitto che è decorato con la “Gloria di San Crisogono”, una copia dell’originale del Guercino che fu trafugato e rivenduto in Inghilterra nel 1808, e la meravigliosa cappella del SS. Sacramento attribuita a Gian Lorenzo Bernini.

Un’altra mirabile basilica del quartiere è sicuramente Santa Cecilia che sorge, come succede spesso per i primi luoghi di culto cristiani, su una domus romana divenuta poi un titulus cioè un’abitazione in cui si svolgevano le assemblee liturgiche: in particolare, il luogo dove oggi sorge la basilica è lo stesso luogo del martirio di Santa Cecilia, nonché il luogo dove sorgeva la sua casa ed è oggi visitabile scendendo nei sotterranei della chiesa. Per quanto riguarda l’architettura della Basilica, successivamente alla prima fase di costruzione della Chiesa appartenente al IX secolo, seguirono nel XII e XIII secolo i lavori per la costruzione del portico, del campanile e del chiostro, mentre entrando all’interno spiccano l’affresco del “Giudizio Universale” di Pietro Cavallini ed il ciborio di Arnolfo di Cambio del 1293. La facciata, invece, appartiene al XVIII secolo e fu commissionata dal Cardinale Francesco D’Aragona a Ferdinando Fuga, celebre architetto noto anche per la facciata di Santa Maria Maggiore, a cui si deve anche la sistemazione della piazza antistante la chiesa in cui si vede una fontana con un antico cantharus, un vaso per i rituali cristiani antesignano dell’acquasantiera.

Spostandoci di pochi passi da Santa Cecilia si arriva in Santa Maria dell’Orto: il nome della chiesa deriva dalla leggenda di un miracolo che avvenne ad un uomo mentre venerava l’immagine di una Vergine situata proprio accanto al portale di un orto nella zona. Allora gli abitanti del quartiere, riuniti in associazioni – le cosiddette universitas dell’epoca – decisero perciò di edificare il primo nucleo della chiesa dedicata appunto alla Madonna e nel 1492 Papa Alessandro VI istituì ufficialmente questa confraternita composta da ortolani e pizzicaroli, fruttaroli, sensali, molinari, vermicellari, pollaroli, scarpinelli e vignaioli. La facciata a due ordini con gugliette fu disegnata dal Vignola ma terminata da Francesco Da Volterra, mentre all’interno di grande pregio sono sia l’altare maggiore di Giacomo della Porta del 1598 sia i mirabili affreschi di Federico e Taddeo Zuccari raffiguranti la storia della vita di Santa Maria.

A pochi metri da Santa Maria dell’Orto si trova una delle chiese barocche più celebri del rione Trastevere: San Francesco a Ripa. Originariamente derivante da un primo nucleo dedicato a convento di San Biagio, fu poi dedicata nel XIII secolo alla figura di San Francesco, grazie alla diffusione del culto del santo a Roma avvenuto ad opera della terziaria francescana Giacoma de Settesoli e del conte Pandolfo Anguillara. La costruzione così come la vediamo oggi è dovuta ad una ristrutturazione del XVII secolo voluta da Onorio Longhi, architetto lombardo nonché amico personale di Caravaggio, mentre l’interno presenta la celebre statua della Beata Ludovica Albertoni opera del 1671-1675 di Gian Lorenzo Bernini per il cardinale Paluzzi, raffigurata con lo stesso trasporto barocco con cui il Maestro aveva già scolpito Santa Teresa d’Avila nella Chiesa di Santa Maria della Vittoria.

Attraversando viale Trastevere in direzione nord si può poi apprezzare uno dei gioielli del tardo rinascimento romano: la chiesa di San Pietro in Montorio, fondata nel Medioevo prima per i Celestini passata poi ai Benedettini e alla fine del Quattrocento affidata ai padri Francescani da Sisto IV. La costruzione fu poi restaurata nel XV secolo su commissione di Ferdinando IV di Spagna e disegno di Baccio Pontelli, mentre alcune ipotesi attribuiscono la facciata a Meo del Caprina o alla scuola del Bregno. All’interno trovano spazio opere di Sebastiano del Piombo, Pomarancio, Pinturicchio, Peruzzi, Vasari, nonché la celebre Trasfigurazione di Raffaello che fu sottratta dai francesi nel 1797 e restituita all’Italia solo nel 1816, quando, tuttavia, prese posto nella Pinacoteca Vaticana. Nei primi anni del cinquecento Donato Bramante costruisce qui il celebre Tempietto di San Pietro in Montorio, un edificio a pianta centrale con 16 colonne in granito grigio che corrono su tutto il perimetro, dimostrando che la lezione architettonica romana era stata perfettamente assimilata dagli architetti rinascimentali.

L’itinerario nel rione – che si potrà assaporare appieno solo perdendosi nei suoi infiniti vicoli – non può che concludersi con la Basilica di Santa Maria in Trastevere che rappresenta probabilmente uno dei primi luoghi di culto cristiano e sicuramente è il primo dedicato al culto della Vergine, sin dai tempi di Papa Callisto I quando infatti il sito era chiamato “titulus Calixti”. Importanti lavori furono eseguiti durante il Pontificato di Innocenzo II, come ad esempio la suddivisione delle navate interne, con colonne di reimpiego provenienti dalle Terme di Caracalla, la decorazione musiva della facciata ed il campanile, mentre il portico d’ingresso è opera del 1702 di Carlo Fontana.

All’interno sono degni di nota i mosaici con le storie della Vergine, opera mirabile di fine ‘200 di Pietro Cavallini, la cappella Avila con stucchi dall’impronta borrominiana di Andrea Ghilardi, la cappella del cardinale austriaco Marco Sittico Altemps ed il meraviglioso pavimento cosmatesco completamente restaurato nell’Ottocento dall’architetto Virginio Vespignani, noto per essere intervenuto in altre celebri edifici di Roma quali la Porta Pia, S. Lorenzo fuori le Mura e S. Pietro in Vincoli.

Per info, contatti e orari: Sito Turismo Roma – Trastevere

Articolo di Andrea Simeoni e Arda Lelo

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