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Porta San Sebastiano e Museo delle Mura di Roma

Collocata lungo la Via Appia, “Regina Viarum” e noto percorso di pellegrinaggio, Porta San Sebastiano prende il nome dal martire, sepolto a poca distanza. Secoli di storia, eventi e vicende avvenuti sotto i suoi fornici la identificano tra i più importanti varchi di accesso alla città.

Età classica: la costruzione delle Mura Aureliane a difesa della città

Tra il 271 e il 275 d.C., in sostituzione della cinta esistente delle Mura Serviane, di dimensioni limitate rispetto all’espansione imperiale della città, per volere dell’imperatore Lucio Domizio Aureliano viene edificata una nuova struttura difensiva, costituita da 381 torri di fortificazione e accessibile da 17 porte. Tra queste vi è la Porta Appia, detta in seguito di S. Sebastiano, costituita da due torri di difesa semicilindriche finestrate e aperta da due fornici sormontati da un camminamento coperto e rivestiti in travertino. Poco dopo l’edificazione, per ragioni di difesa legate alla politica bellica del tempo, si vede necessario rialzare ed ingrandire le torri; il camminamento di ronda viene sormontato da una terrazza protetta da merlature, la facciata interna della porta collegata al così detto Arco di Druso, che assume la funzione di controporta, venendo a creare una corte di sicurezza dove trova luogo anche l’ufficio doganale. Sul lato Est della porta si trova invece l’Area Carruces, zona destinata al parcheggio dei mezzi di trasporto cui non era ammesso il transito nel territorio cittadino.

Allo stesso modo nel 403 d.C., per scongiurare la minaccia di un possibile attacco da parte di popolazioni barbare, l’imperatore Onorio ordina il generale rifacimento dell’intera cinta muraria, che viene rialzata e rinforzata: in quest’occasione le torri della la Porta San Sebastiano vengono ricostruite in laterizio e ingrandite, la facciata viene ridotta ad un solo fornice, più facilmente difendibile, dotato di grata di chiusura a scorrimento verticale.

Successivamente, nel 536 d.C., per volere del generale bizantino Belisario, la sezione inferiore delle torri viene fasciata con bastioni in marmo: si tratta di una misura cautelativa in seguito al terremoto del 442, necessaria a risarcire le murature sconnesse e ad evitare cedimenti nelle fondazioni. A tale periodo risale anche l’inserzione, nella facciata interna della porta, di un concio di chiave recante l’iscrizione in greco “Per grazia di Dio ai santi Conone e Giorgio”: una chiara testimonianza dell’affermazione della religione cristiana nella città di Roma.

Età medioevale e rinascimentale: l’importanza della Porta San Sebastiano per l’ingresso alla città

Nel 776 d.C. Papa Adriano I avvia un intenso programma di riqualificazione edilizia della città: ne consegue anche il restauro delle mura difensive e di alcune delle porte d’accesso. In quest’epoca la porta è nota con i nomi di Porta Appia, Porta Accia (un’alterazione del nome originale), o di Porta Capena, per un probabile errore di confusione con la porta che, nelle antiche Mura Serviane, dava accesso alla città dalla Via Appia. Nel 1327 la porta è teatro di scontri tra le fazioni romane dei guelfi e dei ghibellini: la vittoria di questi ultimi è celebrata dall’incisione sullo stipite sinistro di un’immagine dell’Arcangelo Michele che uccide il drago.

A partire dal 1450 la porta è stabilmente denominata Porta San Sebastiano, data la vicinanza alla basilica dedicata al Santo, importante meta di pellegrinaggio; in questi anni Papa Niccolò V ne ordina il restauro, che si concretizza nel risarcimento delle murature di bordo delle torri e nel rifacimento dei merli, successivamente coperti da tetti a doppia falda. Nel 1536, invece, in occasione dell’arrivo del Re Carlo V di Spagna in Roma, Papa Paolo III affida ad Antonio da Sangallo il Giovane il progetto di decorazione della porta, che viene temporaneamente adornata come un arco trionfale e corredata di statue, festoni e pitture ad affresco. Lo stesso avviene nel 1571 in occasione dell’ingresso trionfale in città di Marcantonio Colonna, vincitore nella battaglia di Lepanto.

Età moderna e contemporanea: la meraviglia del Museo delle Mura

Nei secoli la Porta, pur non ospitando più alcuna stazione doganale, continua a mantenere la propria importanza quale principale varco d’accesso alla città e viene più volte restaurata. Attorno al 1840, secondo il progetto di sistemazione della Via Appia messo in atto dall’architetto Luigi Canina, vengono avviati i lavori di rimozione dei muri di collegamento all’Arco di Druso e degli edifici dell’Ufficio di Polizia e del Dazio, che ancora costituivano la corte difensiva interna.

Tra il 1940 e il 1943 la porta viene concessa ad uso di studio e abitazione di Ettore Muti, segretario del Partito Fascista: l’architetto Luigi Moretti è incaricato di restaurare l’intero apparato, ricostruendo volte, solai e scale e riaprendo le bucature originali della facciata. Dopo la II Guerra Mondiale gli ambienti interni furono adibiti ad alloggio di servizio di un custode, poi abbandonati; solo tra gli anni ’60-’70 vi fu allestito un piccolo spazio espositivo. Nel 1989 venne ufficialmente istituito il Museo delle Mura di Roma: un piccolo, meraviglioso spazio espositivo articolato su due piani, sette diverse sale e tre sezioni tematiche, antica, medievale e moderna, coronato da 400 mt. di spettacolare passeggiata panoramica attraverso dieci torri, lungo il camminamento difensivo delle Mura, sino alla Porta Ardeatina.

Per info su orari del Museo delle Mura

Articolo di Livia Artibani

Porta San Sebastiano

Dettaglio Iscrizione Porta San Sebastiano

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Via di Porta San Sebastiano, 18, 00179 Roma RM, Italy +39 060608 http://www.museodellemuraroma.it/

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