Architettura Roma Contemporanea

Garbatella: 99 anni tra leggenda e storia

Un quartiere che in questo secolo di vita è riuscito rimanere sempre sé stesso, da quel lontano 18 febbraio 1920 quando Re Vittorio Emanuele III pose in Piazza Benedetto Brin una targa inaugurale per celebrare l’inizio della costruzione di una delle zone più caratteristiche di Roma

L’origine del nome Garbatella

Il nome “Concordia”, voluto dal Re Vittorio Emanuele III, e “Remuria”, attribuitogli dal fascismo, non presero mai il posto del nome “Garbatella”, col quale da sempre fu identificato il quartiere.
Secondo un’ipotesi molto diffusa, infatti, questo termine sembrerebbe derivare dall’appellativo dato alla proprietaria di un’osteria che sarebbe sorta sullo sperone roccioso all’altezza del Sepolcreto Ostiense a ridosso di via delle Sette Chiese, che dal XVI secolo era meta di pellegrinaggi per la visita alle sette chiese di Roma. Tale ostessa, una bella e garbata donna di nome Carlotta, sarebbe stata tanto ben voluta dai viaggiatori che si intrattenevano nella sua osteria che, veniva indicata come la locanda della signora “Garbata e Bella” e/o “Garbata Ostella” successivamente trasformata in “Garbatella”.
Questa stessa donna sembra essere rappresentata sulla fontana di Piazza Ricoldo da Montecroce, al centro sorge appunto un volto femminile incorniciato da lunghi capelli che getta uno zampillo d’acqua nella piccola vasca sottostante in travertino: la fontana che è uno dei simboli del quartiere è caratterizzata dalla scultura di un grande vaso in terracotta e da un elegante bugnato a punta di diamante.
Una seconda ipotesi sul nome “Garbatella” farebbe riferimento al tipo di coltivazione della vite detta “a barbata” o “a garbata” viti che vengono appoggiate ad alberi di Acero o di Olmo in uso nei terreni detti “Tenuta dei 12 Cancelli” (comprendenti l’attuale via delle Sette Chiese), posseduti nel XIX secolo da Monsignor Alessandro Nicolai, ministro dell’Agricoltura di Papa Gregorio XVI.

L’architettura della Garbatella

La costruzione del quartiere racchiuso tra le colline dette ‘Rocce di San Paolo’ fu affidata all’Istituto Case Popolari (ICP), ente nato nel corso della Prima Guerra Mondiale e deputato alla realizzazione di edilizia economica e popolare: il quartiere si proponeva così di ospitare sia gli sfollati che la guerra aveva prodotto che famiglie operaie che persone appartenenti al ceto medio.
Il progetto, i cui capofila furono celebri architetti quali, Gustavo Giovannoni, Massimo Piacentini e Innocenzo Sabbatini, si basò sul modello delle città giardino europee, che avevano lo scopo di abbinare ai lotti ad uso abitativo, spazi comuni e aree verdi in modo che la vita del quartiere fosse più a misura d’uomo, meno legata a quella delle grandi metropoli e più simile a quella di un piccolo centro di campagna; per quanto riguarda invece lo stile degli edifici, ai progettisti venne lasciata carta bianca ed il risultato finale nella maggior parte dei 62 lotti è ascrivibile ad oggi al cosiddetto ‘barocchetto romano’, uno stile ricco di elementi decorativi – comignoli, rilievi, cancellate, archi – a volte con rimandi medievali, ben marcati rispetto agli intonaci ocra o rossi che caratterizzano quasi per la maggior parte le facciate dei palazzi.
Nel corso degli anni Venti, la politica urbanistica promulgata dal fascismo faceva il suo corso a Roma tra spostamenti, demolizioni fino ai grandi sventramenti: è in questo clima che la progettazione della Garbatella prende una piccola deviazione rispetto al progetto iniziale legato alle garden cities nordeuropee e si arricchisce di una tipologia edilizia, definita albergo suburbano, necessaria a ospitare temporaneamente gli sfollati del centro storico che nel frattempo era sempre più un cantiere a cielo aperto. Queste residenze, che poi non furono più temporanee ma divennero definitive, avevano al loro interno anche aree adibite a funzioni collettive come mense, asili, lavanderie, cucine, magazzini e fu proprio il presidente dell’Istituto Case Popolari, Alberto Calza Bini, a definirli ‘alberghi di transito’ destinati ad ospitare (assistere ed educare) le famiglie sfrattate dalle proprie abitazioni per effetto delle opere di sventramento, liberazione dei monumenti e di ‘parziale sbaraccamento’ (Calza Bini, 1930) previste dai progetti del Governatorato per la costruzione di un rinnovato centro monumentale e politico della città.
E così nei pressi di Piazza Eugenio Biffi sorgono i tre alberghi del quartiere frutto della sperimentazione progettuale di Innocenzo Sabbatini, il bianco, il giallo ed il rosso: quest’ultimo è oggi anche uno dei simboli del quartiere grazie all’orologio che trionfa sulla sua torretta e che ha segnato per anni le 11.25 l’ora d’inizio dei bombardamenti che il 7 marzo 1944 colpirono la zona.
Altro edificio simbolo del quartiere costruito sempre da Sabbatini è il cinema-teatro Palladium in cui l’architetto sembra essersi ispirato all’architettura romana utilizzando timpani, un finto porticato/colonnato, una finestra termale ed altri elementi riutilizzati in chiave semplice ed attenta al rapporto con il contesto del resto della piazza.
Per altro proprio per il suo carattere vernacolare, lontano dai fasti della Roma aulica e vicino invece ai costumi del popolo, la Garbatella è stata scenario di moltissimi set cinematografici, a partire da Una vita violenta del 1962 diretto da Paolo Heusch e Brunello Rondi, tratto dall’omonimo romanzo di Pier Paolo Pasolini che aveva ambientato moltissimi fatti alla Garbatella specie in relazione all’adiacente borgata di Tor Marancia (definita Shangai a causa dei continui allagamenti), passando per C’eravamo tanto amati del 1974 di Ettore Scola in cui compare la scuola Cesare Battisti di Piazza Damiano Sauli e Caro Diario del 1993 di Nanni Moretti che si apre proprio con un tour in vespa del quartiere, fino alle attuali celebri serie tv.
Quest’anno nell’ambito dei festeggiamenti per i 99 anni del quartiere da lunedì 18 febbraio a sabato 23 febbraio sono previsti innumerevoli eventi tra cui performance musicali, laboratori per bambini, visite guidate ed esposizioni fotografiche per immergersi completamente nel clima popolare del quartiere.

Per info: Garbatella

Articolo e foto di: Arda Lelo

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