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Casa di Livia al Palatino

La zona occidentale del Palatino ospita una serie di case di età repubblicana, che non furono oggetto di demolizione durante l’impero, quando l’area divenne appannaggio unico della famiglia imperiale. Una di queste, scavata già nel 1869, è nota con il nome di casa di Livia, moglie di Augusto, e conserva alcune fra le migliori pitture del cosiddetto secondo stile.

La struttura della Casa di Livia

L’accesso attuale alla casa di Livia è collocato sul lato ovest e consiste in una scalinata, che però non corrispondeva a quello originario, posto al contrario ad est. Nella porzione orientale era presente infatti un atrio, caratterizzato da un impluvium (adibito a raccogliere le acque piovane grazie ai tetti spioventi verso l’interno e ad una vasca quadrangolare) circondato da altre stanze. Un corridoio piuttosto lungo poi conduceva verso ovest ad un gruppo di ambienti, fra i più interessanti del complesso, corrispondenti probabilmente al tablinium (dove il padrone di casa intratteneva i rapporti con gli ospiti), affiancato da due ali ed inoltre il triclinium (dove si svolgevano i banchetti, distesi sui triclinii, da cui deriva il nome).
Le murature sono datate al periodo compreso tra 75 e 50 a.C., mentre le pitture risultano più recenti e inquadrabili cronologicamente intorno al 30 a.C., dimostrando quindi una contemporaneità nella realizzazione delle due parti architettoniche.

Le pitture di secondo stile

Le pitture come anticipato costituiscono uno dei migliori esempi di secondo stile: si tratta di uno dei quattro schemi decorativi della pittura romana, detto anche architettonico o finto prospetto e posto a cavallo tra l’80 a.C. e la fine del I secolo a.C.

Le pitture presenti nella casa di Livia raffigurano vari soggetti: elementi architettonici dipinti, come le colonne corinzie, che tripartiscono la parete destra del tablinium, e il soffitto cassettonato; la scena mitologica, raffigurante Io, sacerdotessa di Era e figlia di Inaco, divinità fluviale e re di Argo, sorvegliata da Argo e con Mercurio in procinto di liberarla; vi è inoltre un’altra rappresentazione mitologica, riguardante un quadro con Polifemo, il ciclope, e Galatea, una ninfa marina, purtroppo non più in buono stato di conservazione.

Tra gli altri soggetti sono presenti decorazioni minori, come sfingi, divinità alate, candelabri ed elementi vegetali, nonché la pittura presente nel triclinio, in cui si può vedere un paesaggio con l’immagine aniconica (betilo, una pietra a cui si attribuisce una funzione sacra in quanto dimora di una divinità o perché identificata con la divinità stessa) di Diana.

Per ulteriori info su orari e visite: CoopCulture

Articolo di Andrea Simeoni

Casa di Livia al Palatino

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