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Area Sacra di Sant’Omobono

Nei pressi della piccola chiesa di S. Omobono, sorge un’area sacra fra le più importanti del periodo monarchico e repubblicano di Roma.

Il santuario si trova ai piedi del Campidoglio, lungo il tratto più occidentale del Vicus Iugarius e venne scoperto nel 1937. Esso si identifica fortemente con la componente etrusca della città, presente in particolare nelle fasi terminali della monarchia, e la sua storia si intreccia anche successivamente, in epoca repubblicana, con questa popolazione.

Area Sacra di Sant’Omobono: storia ed edifici religiosi

Il complesso sacro comprende due templi, identificati fin dall’origine con quelli di Mater Matuta, dea del mattino e dell’aurora, e Fortuna. La loro costruzione viene fatta risalire a Servio Tullio e questo troverebbe conferma negli scavi effettuati, che hanno permesso di conoscere le varie fasi storiche del santuario.

In una prima fase, tra VII e VI secolo a.C., si colloca il ritrovamento di un piccolo ex-voto, oggetto offerto in dono alla divinità, in avorio con il nome etrusco della famiglia degli Spurinna, originaria di Tarquinia: abbiamo già quindi in questa fase una testimonianza dell’ethnos etrusco in ambito urbano. In un secondo momento, attorno alla metà del VI, si colloca la fondazione dei templi, in perfetta concordanza con la tradizione, che li ricollegava appunto al secondo dei re etruschi di Roma, Servio Tullio (579-534). In concomitanza con la nascita della Repubblica, si colloca la distruzione dei templi, che sarebbero stati vittime del violento cambio istituzionale e ciò è confermato dalla datazione fornita dalla ceramica greca rinvenuta. Le terrecotte architettoniche del tempio orientale sono databili al 530 a.C. circa, raffigurano sia elementi decorativi sia un fregio con divinità su carri e sono conservate nei Musei Capitolini.

La ricostruzione del tempio si data immediatamente dopo la conquista della città di Veio, etrusca e acerrima nemica di Roma, ad opera di Furio Camillo, protagonista della presa e del saccheggio dell’abitato veiente nel 396 a.C.
Un ulteriore restauro di questi edifici è invece attribuibile a M. Fulvio Flacco, che compare su un’iscrizione realizzata su blocchi di peperino. A Flacco è attribuita la conquista, nel 264 a.C., di un’altra città etrusca Volsinii, da cui furono depredate circa 2000 statue bronzee (probabilmente ospitate dal famosissimo santuario etrusco del Fanum Voltumnae) e in parte riposizionate a S. Omobono, nell’area sacra romana.

La curiosità principale di questo santuario è riferibile ai personaggi che furono attivi nella sua costruzione e nei suoi restauri. Infatti tutti erano in rapporti più o meno diretti con il popolo italico, che rivaleggiò a lungo con Roma, gli etruschi appunto, e dedicarono un tempio sull’Aventino: Servio Tullio a Diana, Camillo a Giunone Regina e infine Flacco quello di Vertumnus. Queste divinità appartenevano peraltro a quelle “evocate”, cioè sottratte ad un luogo di culto originario.
La ricostruzione finale dell’area sacra si data al 212 a.C., a seguito di un incendio che distrusse peraltro anche il Foro Boario.

I templi poggiavano su un unico podio, con ciascun lato di circa 47 metri e con un orientamento nord-sud perfettamente ortogonale. Il complesso appare ispirarsi ai modelli italici con i gradini solo sulla parte frontale. I due edifici erano gemelli, forse prostili (cioè con una fila di colonne anteriore ciascuno) o forse peripteri sine postico (circondati di colonne solo su tre lati). Davanti ad ognuno era posto un altare, entrambi ritrovati, a forma di U e con sagome a cuscino tipiche dell’Etruria e del Lazio della metà del IV secolo a.C.

L’unico tempio ancora visibile è quello occidentale, dedicato alla Fortuna. La cella della Mater Matuta, al contrario, è stata riutilizzata, con ogni probabilità alla fine del V secolo d.C., come edificio di culto cristiano.

Per info, contatti e orari: Area Sacra di Sant’Omobono.

Articolo e foto di Andrea Simeoni

Area Sacra di Sant'Omobono

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